Gilberto Gil oggi al Dal Verme un poeta prestato alla politica

Esiliato a Londra, poi ministro della cultura: il cantante brasiliano fra protesta e amore

Antonio Lodetti

Per definire Gilberto Gil bastano le parole del poeta Torquato Neto quando dice: «Esistono tantissimi modi per interpretare la musica brasiliana e ogni musicista lo fa in modo differente: Gilberto Gil invece preferisce usarli tutti insieme». Da esule politico a Londra (prima di andarsene regalò alla sua terra l’intenso brano d’addio Aquele Abraco) a ministro della cultura del governo Lula, Gil continua a portare in giro le sue canzoni di vita, di protesta e di amore, e lo farà anche stasera al teatro Dal Verme, per la rassegna «La Milanesiana», con lo spettacolo Eletracustico che è anche il titolo del suo ultimo album.
Nelle sue canzoni in fondo Gil ha sempre unito lo spirito ludico brasileiro con le istanze politico-sociali. «Sono l’artista di prima - ha detto - forse più consapevole del mio ruolo, anche se la politica ruba un po’ di tempo ai concerti». Chitarrista vibrante e sofisticato, cantante dalle modulazioni intense, Gil è uno dei padri del «Tropicalismo», ovvero del rinnovamento del folklore brasiliano all’insegna della tradizione.
Negli anni Cinquanta la bossa nova, che fonde i ritmi sudamericani con le armonie del jazz, fa scoprire al mondo l’influenza e la valenza culturale della canzone brasiliana. Suoni raffinati, saudade, testi che virano al pessimismo e alla presa di coscienza, un pizzico di esistenzialismo sotto la guida di maestri come Vinicius de Moraes, Joao Gilberto, Antonio Carlos Jobim. Poi arrivano i Tropicalisti appunto - Gil, Caetano Veloso, Chico Buarque, Milton Nascimento, Gal Costa, Maria Bethania e oggi Los Tribalistas - che allargano il loro spettro sonoro e si buttano su testi politicamente più impegnati. In particolare Gil, apostolo della tradizione di Bahia, mette insieme l’incedere ferino dei suoni afro, la vitalità del samba, la fantasia della bossa nova con l’antico «bajao», incursioni pop e ballate popolari come i «corinhos».
Un crossover in continua evoluzione che affascina mezzo mondo a partire da Luvacao, del 1965, disco della nuova visione musicale di Gil, passando per Nightingale, il primo album - del 1978 - espressamente pubblicato per il mercato europeo, arrivando ai colori di Eletroacustico.
Stasera in concerto presenterà alcuni nuovi brani, classici della tradizione brasiliana e i suoi successi di sempre come Domingo no parque, Xodò, e la sua personalissima rilettura della No woman no cry di Bob Marley.
Dal suo stile hanno preso le mosse molti nuovi artisti brasiliani, la nuova generazione di Tropicalisti che, con brani ammiccanti e tendenti al pop, hanno conquistato le classifiche di tutto il mondo come Carlinhos Brown, che ha sfondato sia come solista, sia soprattutto nel trio Tribalistas (l’omonimo album è andato fortissimo anche nelle nostre radio)con Arnaldo Antunes e Marisa Monte. «In Brasile c’è grande fermento musicale - dice Gil - da Bahia al Mato Grosso mascono gruppi che fondono la nostra cultura con jazz, rock e hip hop».