Gilmour si fa in due per gli Arcimboldi

Antonio Lodetti

C’è tanta voglia, sempre e comunque, di Pink Floyd. Stasera e domani arriva la magica chitarra di David Gilmour (che nella gloriosa band prese il posto del lisergico Syd Barrett in piena schizofrenia) e agli Arcimboldi è tutto esaurito da mesi.
Per non parlare di On An Island, il nuovissimo album di Gilmour (il suo terzo lavoro solista) che tra pompierismi pinkfloydiani, ballate con accenti blues rock jazz folk, sinfonismo ed eleganza è volato al primo posto delle classifiche italiane. È ufficiale: l’ultimo show dei Pink Floyd è stato quello dell’estate scorsa al Live 8. Gilmour è in Italia adesso; Roger Waters (reduce dalla pomposa opera Ça ira) arriverà tra giugno e luglio riportando in scena il mitico The Dark Side of the Moon del 1973.
Eppure stasera sul palco ci sarà la metà dei Pink Floyd. Protagonista assoluta naturalmente la pittorica chitarra di Gilmour e la sua sensibilità artistica che cerca il perfetto equilibrio tra storia e attualità, tra grandeza e grandeur. Ma al suo fianco ci sarà Richard Wright al glorioso organo Hammond e alle tastiere. Guardando avanti e dribblando la nostalgia, i due sono affiancati da una superband che vede in prima fila l’ex chitarrista dei Roxy Music Phil Manzanera, Dick Parry al sax e alle tastiere, Guy Pratt al basso, Steve DiStanislao alla batteria.
«Suono con dei grandissimi musicisti - ha detto Gilmour - ho passato dei momenti splendidi registrando On An Island e sono entusiasta di presentare in concerto i brani del nuovo album accanto a quelli del mio repertorio abituale. Spero che la gente mi creda una volta per tutte quando dico che questa è l’unica band con cui mi esibirò».
Quindi la scaletta del concerto - salvo cambiamenti dell’ultim’ora - dovrebbe presentare tutti i nuovi brani nell’esatto ordine in cui sono usciti sul disco, partendo dall’inquietante strumentale Castellorizon. Naturalmente non ci saranno gli ospiti illustri del cd (da David Crosby e Graham Nash all’ex Soft Machine Robert Wyatt e neppure le ricche orchestrazioni di Zbigniew Preisner), ci attendono suoni più rock ma al tempo stesso onirici, ricchi di colori e suggestioni, con tuffi nella storia che rivisitano tracce dell’antico Obscured By Clouds, Dark Side of the Moon (Breathe), Shine On You Crazy Diamond dedicata a Barrett, una sterminata versione di Echoes.
Tra i bis dovrebbe spiccare Wish You Were Here in un continuo rimpallo tra antiche suggestioni e nuovi sussulti emotivi in cui Gilmour sfida se stesso e la memoria storica del pubblico. Rischia o gioca sul velluto? Agli Arcimboldi ci sarà tanta voglia di Pink Floyd ma anche un pubblico molto esigente.