Ginnastica ritmica, parte da Desio la rincorsa all’oro di Pechino 2008

All’Olimpiade del 2004 fu argento. «I nostri sogni? Laurea, famiglia e un lavoro»

Per papà un portiere di notte. Per mamma lo chef di un ristorante in centro. E la casa - per una volta - è davvero un albergo. In compenso, invece del ciondolo all'ultima moda, sull'acerbo décolleté si fregiano già di una medaglia olimpica color argento, conquistata nel 2004 ad Atene alla tenera età di quando di solito si smette con le bambole e si comincia con la vita.
Loro sono le ragazze della Nazionale azzurra di ginnastica ritmica, in ritiro permanente al centro federale di Desio. Vengono da tutta Italia: Bari, Roma, Prato, Chieti, Capriolo, Valenza e anche Muggiò, dietro l'angolo. Elisa Blanchi, Fabrizia D'Ottavio, Marinella Falca, Daniela Masseroni, Francesca Pasinetti ed Elisa Santoni sono «quelle delle medaglie», le veterane: a Desio vivono dal 2001. Chiara Del Grosso, Sara Marcolini, Sara Menassi, Matilde Spinelli e Sonia Tento sono arrivate negli ultimi due anni e formano la squadra del futuro.
A Desio rispondono ad un solo indirizzo, quello dell'hotel in piazza, davanti al monumento del Papa nativo: una stanza prenotata tutto l'anno, sano disordine e peluche variamente sparpagliati, poster (di Valentino Rossi e di se stesse) alle pareti. A casa, quella vera, si torna per le feste comandate, una settimana d'estate e una in autunno. Mamma e papà possono far visita quando vogliono, un paio di telefonate al dì, ma per il resto li si porta nel cuore. Studiare da campionesse vuol dire anche essere forti d'animo.
Per il paese le vedi camminare e le noti. Passo da fenicottero e grazia innata: sembrano farfalle. Lo struscio in centro, un salto in chiesa, una corsa al parco, qualche volta un gelato: dopo 8 ore di allenamento e la scuola nella sala conferenze dell'hotel, non c'è tempo per molto di più. I desiani le hanno adottate ma il loro microcosmo è il palazzetto. Addominali, balzi, evoluzioni e stile: affidando all'aria nastro, fune, palla, cerchio e clavette.
«Questo è un gruppo eccezionale, per certi versi irripetibile» spiega Emanuela Maccarani, allenatrice da 20 anni e dal 1996, quando è stata formata, responsabile della squadra olimpica: «Il numero di 10 atlete è perfetto: non troppo ridotto e non troppo oneroso per la Federazione. A Desio ci troviamo bene perché tutto è a portata di mano - ospedali, aeroporti, servizi - senza essere immerse nel caos di un grande città». Le ragazze ridacchiano: non disdegnerebbero qualche scampolo di «dolce vita» in più. Ma guai a lamentarsi: anche la aiuto allenatrice, la ex atleta, Eva D'amore, vive ancora con loro in hotel, mentre l'insegnante di danza Nathalie Van Cauwenberghe ha smesso di farlo da poco, compiuti i 40 anni.
Nel fine settimana talvolta si va a Milano. Sempre accompagnate, anche a ballare, all’Hollywood o all’Old fashion, oppure si fa shopping a Monza. «Ma dobbiamo soprattutto studiare e riposare, almeno la domenica» spiega Elisa Santoni, da tre anni capitano della squadra. Ad Atene erano quasi tutte minorenni, ma sul podio, secondo gradino appena sotto le russe, ci sono salite da sole. A Pechino saranno poco più ventenni, poi per molte di loro comincerà un’altra vita. «Come mi vedo fra 10 anni? Obesa e col bastone!» scherza Marinella Falca, attorcigliandosi una gamba intono al corpo. Intanto tutte studiano: ci pensano gli insegnanti di un istituto di Meda a non far perdere loro il ritmo nemmeno con i libri e ogni anno arriva per qualcuna il turno dell'esame di maturità e poi dell'università. C'è chi vuol fare il medico, chi la stilista, chi recitare. Molte sanno che resteranno nel mondo della ginnastica ma le priorità sono «una laurea, la famiglia e un lavoro». Fabrizia D’Ottavio, una delle veterane, vuole fare la grafica e si è già aggiudicata il concorso di idee per il logo dei prossimi Europei di Basket, nel 2007 a Chieti, la sua città. Così per tutte verrà un giorno in cui ognuna sa che volterà pagina: «Un po’ ci fa paura - dicono in coro -, abbiamo trascorso la giovinezza insieme, ma potremmo sempre costruirci delle villette a schiera».