Ginnastica, per «Vani» anche i bagarini

Tutto esaurito per il Grand Prix, la stella è Vanessa Ferrari

Francesco Rizzo

Mai visto prima: bagarini al lavoro fuori dal Mazda Palace per il Grand Prix di ginnastica. Tracce dell'effetto-Vanessa Ferrari sedici anni a giorni, un oro e due bronzi ai recenti mondiali in Danimarca. Come nel 1992, Milano ospita questa gara-esibizione che manda in pedana campioni italiani e stranieri degli anelli e della sbarra, delle parallele e del trampolino elastico e che scopre pure Jury Chechi nelle vesti di presentatore. Ma i 7500 arrivati ieri da mezza Italia per riempire il tendone di Lampugnano - frotte di giovanissimi, striscioni fatti a mano, rispetto degli atleti inimmaginabile altrove - già adorano lei, la «Vani», la pepita d'oro della ginnastica italiana, tanto forte e determinata da far dimenticare i pochi anni che tiene in tasca, esile barriera per simile popolarità. La Ferrari non è la sola stella del pomeriggio, incantano le «farfalle d'oro» dell'Italia di ritmica, che si allena a Desio, strappano applausi gli alfieri azzurri Coppolino e Busnari, persino l'olimpionico Cassina, infortunato, ma i decibel schizzano in alto solo per Vanessa, che vince nel corpo libero ed è seconda alle parallele, esercizio in cui commette un errore. La kermesse non è però un mondiale, si sale in pedana per fare spettacolo, per far scoprire il mondo della ginnastica, popolato da atleti con le mani callose e il gusto di stare in palestra. Non è un caso che Enrico Casella, allenatore della Ferrari, arrivi dal rugby: «pure qui c'è tanto da sacrificarsi», dice proteggendo la sua allieva dai cacciatori di autografi. Vanessa non ama i riflettori ma ha idee sane e limpide: «Mi infastidisce che la ginnastica in Italia venga considerata uno sport minore». Almeno ieri, sport minore la ginnastica non è stata.