Gino Paoli nella bufera per il brano choc sullo stupro di una bimba

MilanoAccidenti che bailamme. Prologo: ieri in una intervista al Giornale, Gino Paoli ha presentato (anche) una canzone del suo nuovo cd, intitolata Il pettirosso. Racconta, quel brano, della mostruosa violenza sessuale di un settantenne su di una undicenne. Dopo lo stupro - recita il testo - il vecchio si accascia, schianta, muore, e la bambina, mossa da pietas infantile e pura, «con le manine gli accarezzò la faccia». Non perdona il gesto, lei, ha soltanto pietà della morte. Un tema delicatissimo, d’accordo, ma trattato con poesia forte e nessuna apologia, figurarsi.
«Il mostro - ha detto chiaramente Paoli al Giornale - è un uomo che non sa cosa è male e cosa è bene». Apriti cielo. Luca Barbareschi del Pdl vice presidente della Commissione Trasporti e Comunicazione, ha subito detto: «Gino Paoli finisce per comprendere e giustificare l’azione di un pedofilo che ha abusato di una bambina». E poi: «Capita sempre più spesso che gli artisti, pur di promuovere un prodotto della loro arte, alimentino il dibattito sfruttando le tematiche più assurde. Se così dovesse essere anche nel caso di Paoli, le sue parole suonerebbero ancora più scandalose: cantare un sentimento di pietas di una bambina nei confronti del suo carnefice è assurdo, inconcepibile, mostruoso, anche in una canzone, in special modo se chi la diffonde è un artista accreditato come Gino Paoli». Subito dopo, la Commissione bicamerale per l’Infanzia presieduta da Alessandra Mussolini ha deciso di ascoltare il cantautore nell’ambito di una indagine conoscitiva sulla pedopornografia: «Nessuna censura all’artista - ha detto la Mussolini - ma attenzione ai messaggi fuorvianti». La data dell’audizione non è ancora stata fissata. Pietro Zocconali, dell’Associazione nazionale sociologi, ha detto: «Non si può prefigurare una pietas, cristiana o laica che sia». Antonio Marziale dell’Osservatorio sui Diritti dei minori ritiene «singolare che in poche righe ci si possa inoltrare in percorsi talmente intimi e soggettivi, come la pietas cristiana, prefigurando un’indulgenza tutt’al più spettante alle professioni religiose».
Infine il Moige giudica «positiva e dovuta» la richiesta della commissione e aggiunge che la canzone «tratta la piaga della pedofilia in maniera ambigua: un testo del genere non può essere diffuso senza pensare alle eventuali conseguenze». «È assolutamente necessario - ha detto Alessandro Pagano del Pdl, primo firmatario della proposta di legge per la prevenzione e repressione della pedofilia e introduzione del reato di pedofilia culturale - che Gino Paoli fughi ogni dubbio».
Ieri Gino Paoli non ha proferito parola. Di fronte al caos, ha preferito tacere e, probabilmente, ne parlerà solo sabato durante l’intervista già programmata da settimane a Che tempo che fa con Fabio Fazio. È anche possibile che il cantautore legga per intero il testo (voi lo trovate qui a fianco) e provi così a chiudere un caso del tutto imprevisto. Succede anche qui, pare di capire, come a Povia, il prossimo concorrente del Festival di Sanremo finito sulla graticola per un brano (Luca era gay) di cui non si conosce neanche per intero il testo. In realtà Il pettirosso è il racconto asciutto e poetico di uno spaventoso dramma del quale non si dà alcun tipo di assoluzione. Ma si registra - come insegna la letteratura fin dalle tragedie di Eschilo - il sentimento di pietas che la vittima può provare nei confronti del suo carnefice. La vittima rimane tale. E il carnefice pure. Li unisce, nell’istante freddo della morte, l’impulso caritatevole dell’essere umano attonito davanti alla fine di una vita.
Certo, per Gino Paoli un bailamme del genere deve essere stato una bella sorpresa. «È un album che abbiamo registrato con il cuore», aveva detto l’altro ieri prima di cantare all’Auditorium di Roma. Per lui non è senz’altro la prima polemica. E in cinquant’anni di carriera - che festeggia proprio nel 2009 - ne ha affrontate tante. Ma forse una come questa, tra tutte, così violenta e improvvisa, gli mancava.