Gino Strada in Darfur difende l’aguzzino

Ogni tanto si parla del genocidio razzista del Darfur. Una volta se ne ricorda il Papa, un'altra Bush. E sempre torna in mente Gino Strada, il fondatore di Emergency. Un'icona della sinistra italiana, la sola capace di elevare certi tipi al rango di eroi.
Il Darfur è la zona del Sudan popolata dai Fur, neri musulmani. Dal 2003 il regime arabo di Khartum, la capitale sudanese, sta annientando i Fur. Ora, la procura della Corte dell'Aia ha chiesto l'arresto per genocidio del ras sudanese, Al Bashir. Il procuratore, l'argentino Ocampo, ha snocciolato le cifre del massacro: 300 mila morti, 2,5 milioni di profughi. Al Bashir se ne impipa, grida all'ingerenza occidentale e continua nella carneficina.
Dal dottor Gino Strada, il medico buono che «liberò» il giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo dai talebani, ti aspetteresti una reazione in favore degli angariati. Invece, sta dalla parte di Al Bashir e a Khartum ha aperto un ospedale della catena Emergency. Come dire che assiste il carnefice, anziché le vittime. Inoltre, non bastandogli tenere bordone al tiranno, all'unisono con lui, nega il massacro.
«La storia del genocidio è un'invenzione totale - ha ripetuto più volte Gino -. In Darfur è in corso una guerra tribale, ma nessun genocidio. Un genocidio non ti può sfuggire fisicamente. Come fai a non vedere 50 mila morti?». Gino fa le tre scimmiette. I Fur uccisi sono sei volte tanto e, come dice Ocampo, vanno all'altro mondo «senza bisogno di proiettili, ma per stupro, fame e paura. Armi efficaci e silenziose».
Come negazionista, Strada fa il paio con Ahmadinejad per il quale gli eccidi degli ebrei sono una balla. Un chiaro esempio di terzomondismo nostrano pronto a inveire contro l'Occidente più che a dare una mano a chi soffre. Per lui, Bush si occupa del Darfur per prepararne l'invasione poiché lì «c'è il petrolio». Tace però che i soli a sfruttare il greggio dei Fur siano oggi i comunisti cinesi.
Il medico che piace alla sinistra - ex katanga della Statale milanese - è uno che nei giorni pari dice, «tra Bush e Hitler le analogie sono evidenti» e nei dispari aggiunge: «Bin Laden e Bush sono più o meno lo stesso». Finezza di analisi che prescinde tra chi provoca l'11 settembre e chi reagisce all'attentato. Se uno che ragiona così fosse solo un no global alla Caruso, pace. Ma è stato anche uno stretto consigliere di Max D'Alema quando, fino a tre mesi fa, costui era alla Farnesina.
Pensate in che mani era la nostra politica estera. E che terno al lotto abbiamo vinto dando il benservito a Prodi & co.