Gio e Lisa Ponti, se l’arte è un «bene» di famiglia

«Per spiegare la mia esperienza di vita mi piace usare la metafora della luna e del sole. La luna quando è colpita da una luce forte, diventa luminosa di riflesso. Ecco, io sono nata in un luogo popolato da bellissimi soli e sono stata colpita dalla loro luce». È così che Lisa Ponti (classe 1922) ci introduce al mondo fantastico del padre, Gio Ponti. Smontata la mostra itinerante allestita al Palazzo della Stelline «In viaggio con Fontana, Gio Ponti e Boetti e il mondo di Lisa Ponti» la maggior parte dei pezzi sono tornati nella bella villa di famiglia di via Randaccio disegnata dal grande progettista, mentre le opere della collezione privata di Lisa Ponti sono ora esposte nella galleria di Paolo Barozzi. La collezione raccoglie un importante nucleo di opere d'arte moderna a partire da Vincenzo Agnetti, massimo artista concettuale italiano, opere significative sia del Novecento storico che di quello contemporaneo, fino alla ultime generazioni: da Massimo Campigli a Lucio Fontana, da Roy Lichtenstein a Emilio Vedova.
Consapevole che nel nostro Paese amare e possedere un bene artistico per tutta la vita significa anche molto spesso non avere la certezza che il frutto tanto amato dei nostri sacrifici possa un domani, quando non sarà più in nostro possesso, andare perduto, Lisa Ponti lancia un appello perché queste collezioni private possano sempre rimanere in Italia a disposizione degli appassionati e non lasciate a marcire dei depositi dei musei o delle università.
Ma inoltriamoci nei nuovi pezzi di Lisa Ponti, per lo più disegni con soggetti angelici esposti oggi nello Spazio del noto gallerista Paolo Barozzi, in Corso di Porta Nuova 42 (fino al 15 luglio, su appuntamento: tel. 02/6571778), dove troviamo - oltre ai sopra citati noti artisti che rappresentano uno straordinario spaccato della vita culturale milanese - anche oggetti e creazioni personali di Lisa Ponti che ci aiutano a ricostruire l’insieme di rapporti culturali che fece della casa di Ponti un luogo vivace di scambi artistici internazionali. Vi sono anche lavori poco noti di Gio Ponti come L’avaro del 1940, o la scultura Pensiero ritagliato del 1976 insieme al libro-strenna edito da Ponti per il Natale 1941 con poesie di Lisa e disegni di De Chirico, Sironi, Campigli, De Pisis e altri. E poi un delicato Papier decoupé regalato da Matisse a Lisa, un Terre-Moto di Nigro, un dipinto di Milani e lavori di Campigli, Fontana, Melotti, Usellini, gran parte testimonianze dell'attività di Lisa Ponti svolta sulle pagine della rivista Domus... Non manca un nucleo di disegni della stessa Lisa, impegnata in questa attività da quando iniziò a scrivere per la rivista Stile fondata da suo padre e successivamente lavorando a Domus.
Lungo le stanze della nostra villa di via Randaccio, tre enormi lampade a forma di pallone di Noguchi facevano bella mostra di sé. «Racconta mio padre in un articolo su Domus del 1965 che un giorno nel proiettare alcune diapositive qualcuno urtò il proiettore e l’immagine partì su uno degli enormi lumi: Gio Pontio aprì le finestre, fece entrare il sole, sul pallone fece scomparire le immagini che si separarono dalla parete. Un prodigio. Oggi lo stesso sole estivo illumina mille tesori conferendo a1l’abitazione il ruolo di “casa museo” così come ve ne sono tante all’estero visitate da centinaia di appassionati. Lo Spazio di Barozzi ne ripete le suggestioni». Parola di Lisa Ponti.