Il «Giocatore» Paolo Rossi perde la sua scommessa

Rimane incompiuta la rilettura comica del testo di Dostoevskij

Una cosa positiva, c’è. Paolo Rossi, stavolta, lascia perdere quasi completamente la politica. Ma, purtroppo, ci fermiamo qui. O quasi. Perché I giocatori - lo spettacolo nato la scorsa estate al Mittelfest di Cividale del Friuli, sviluppatosi nei giorni scorsi sul palcoscenico del Politeama di Genova e che avrà la sua prima al Teatro Studio di Milano dall’8 al 27 maggio - è una scommessa persa. Un gioco sbagliato.
Ed è un vero peccato perchè l’attore di Che tempo che fa mette in scena la puntata più forte della sua carriera: trasformare Il giocatore di Dostoevskij in un testo comico, ma farlo senza usare l’autore russo solo come pretesto. Era capitato, in passato con la Commedia da due lire di John Gay, con Rabelais, con Molière, con il Romeo & Juliet di Shakespeare, persino con il famoso discorso di Tucidide, mai andato in onda. Stavolta, è un’altra storia. Paolino prova davvero a mettere in scena Il Giocatore, raccontandone la trama, con tanto di sinossi per interpretare gli sviluppi della sorte dei personaggi, intricatissimi e praticamente impossibili da seguire tutti insieme, come sempre accade nei drammi russi. Ma lo fa a modo suo, improvvisandosene regista anche in scena e dando vita a uno spettacolo di «teatro nel teatro», seguendo le orme di un modello usato spesso nel cinema.
Insomma, si parte da un’ottima idea, anzi due. Da un lato, quella del «teatro nel teatro». Dall’altro, quella di raccontare comico e drammatico insieme, utilizzando una collaborazione importante come quella del casinò di Venezia, espressamente ringraziato nelle locandine.
Il problema è che lo sviluppo non è all’altezza delle idee. È vero che siamo ancora alla fase embrionale del progetto, ma al momento lo spettacolo è quasi inguardabile: i quindici attori e musicisti hanno una resa inversamente proporzionale alla densità in palcoscenico; i toni sono troppo carichi; il grottesco è troppo grottesco; la recitazione surreale è troppo surreale. E, paradossalmente, Paolo Rossi è troppo poco Paolo Rossi: nonostante reciti come capocomico sul palco; nonostante sia regista dello spettacolo; nonostante sia l’autore principale dell’elaborazione drammaturgica, non riesce mai a pungere veramente. E, a fine serata, salta il banco e resta l’amaro in bocca di una scommessa persa.