«Giochi 2016, la Lombardia non molla»

(...) Tuttavia il sistema lombardo non intende darsi per vinto. «Rifletteremo sui modi e sui tempi di un rilancio della nostra candidatura - proseguono Formigoni, Albertini, Penati e Zoppini - attraverso un progetto di ampio respiro».
La capacità di «fare sistema» propria della Lombardia, coinvolgendo istituzioni e territorio al di là «di logiche settoriali» rappresentano «un patrimonio che abbiamo iniziato a capitalizzare e non vogliamo disperdere».
Tenendo conto della riuscita dei Mondiali di Sci in Valtellina e delle prossime Olimpiadi Invernali di Torino 2006, «il decennio 2006-2016 - concludono i firmatari della nota - delinea, per Milano, la sua Provincia e tutta la Lombardia, l'orizzonte di un grande progetto di sviluppo e di innalzamento della competitività, doveroso anche al di là dei calcoli di probabilità circa l'obiettivo del 2016».
«Certamente non rinunciamo al progetto, anche se valuteremo insieme alle altre istituzioni le eventuali future formulazioni» ha voluto ribadire personalmente il governatore. «È chiaro - ha dovuto comunque ammettere Formigoni - che la vittoria di una città europea per il 2012 rende più difficile un'eventuale successiva scelta del Comitato olimpico per un'altra città europea come Milano». Proprio per questo motivo l’intenzione generale sembra, al momento, quella di presentare una candidatura ufficiale per l’edizione olimpica del 2020. Una candidatura che Formigoni vorrebbe che fosse estesa all’intera Lombardia e non limitata alla sola Milano, com’era già successo con Atlanta quando fu l’intero Stato statunitense coinvolto nell’organizzazione di quei Giochi.
Da qui al 2020 dovranno trascorrere ben 15 anni e, quasi certamente, fino ad allora in Lombardia ci saranno altri amministratori ai quali spetterà valutare il da farsi. Per ora, quelli attualmente governano, vanno avanti, dopo di che si vedrà.
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