Giochi e provocazioni tra antichi e moderni

Sabrina Vedovotto

Un nuovo tentativo di coniugare l’antico con il contemporaneo. Stavolta il campo di azione è Villa d’Este, uno dei luoghi più suggestivi d’Italia e patrimonio dell’Unesco. La villa sembra quasi non appartenere alla città di Tivoli; in realtà non sembra appartenere a nulla se non a se stessa. Voluta dal cardinale Ippolito d’Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia, nominato Governatore della città da papa Giulio III, a mo’ di ricompensa per averlo sconfitto nella corsa al soglio pontificio, fu pensata e realizzata da Pirro Ligorio. Il suo lavoro, piuttosto complesso vista la posizione, quasi un promontorio, fu di sconvolgente bellezza. Riuscì a creare un terrapieno del giardino, scavò sotto la città di Tivoli una galleria lunga seicento metri per fare arrivare direttamente l’acqua dell’Aniene alle cento cascate, alle cinquanta fontane, ai 250 zampilli.
A rendere omaggio a tutto ciò, una composizione Giochi d’acqua a Villa d’Este di Franz List, che proprio qui tenne uno dei suoi ultimi concerti. E arriviamo alla mostra, quasi impossibile anche solo da pensare, inserita in un contesto del genere. Invece la scommessa è stata vinta.
Otto artisti invitati a «Sculture in Villa», questo il titolo della mostra. Lucilla Catania, Umberto Canevago, Nedda Guidi, Luigi Mainolfi, Eliseo Mattiacci, Marcello Mondazzi, Maurizio Staccioli, Giuseppe Spagnulo. Otto modi diversi di intendere la scultura e di interagire con lo spazio. Quasi tutti hanno preferito lavorare realizzando un’opera site specific, e il risultato appare in quel caso più convincente. Il lavoro che sembra più interessante, logicamente più spiazzante e apparentemente avulso dal contesto è quello di Cavenago. Una scultura su due ruote, una grande macchina, realizzata totalmente in acciaio corten, 60 pezzi, completamente smontabili in meno di cinque ore da due persone. Più vicina come idea a un carro armato che a una vera macchina, l’opera di Cavenago, gioca sull’ironia, sul paradosso, sull’impossibile. Al suo interno due cuccette e gli attrezzi per smontare e rimontare il tutto. Quasi una casa mobile anche se con le ruote bloccate. Che ha voluto anche poggiare in modo quasi precario questo colosso su un pendio della villa.
Le altre opere collocate in modo apparentemente disordinato nei giardini, sembrano non essere riuscite a sposare in pieno l’idea ludica che aveva spinto Ligorio nella realizzazione della villa e hanno preferito inserire lavori di sostanza. Eccezione fatta anche per Marcello Mondazzi, che ha giocato invece sulla leggerezza, sull’assenza, inserendo all’interno della villa un grande guscio a forma di uovo, trasparente e vuoto all’interno.
«Sculture in villa», Tivoli, Villa d’Este, piazza Trento 1.