Giochi, fiamma spenta a Giacarta

La cerimonia si è svolta interamente a porte chiuse all’interno dello
stadio nazionale "Gelora Bung Karno", ove si poteva accedere soltanto
su invito. A un certo punto la fiaccola olimpica si è spenta da sola

Giacarta - Si è conclusa a Giacarta la tappa indonesiana del tour che la torcia dei Giochi di Pechino 2008 sta compiendo per il mondo, prima di rientrare in Cina: la cerimonia si è svolta interamente a porte chiuse all’interno dello stadio nazionale "Gelora Bung Karno", ove si poteva accedere soltanto su invito, e nel quale erano stati ammessi solo poche migliaia di spettatori accuratamente selezionati, compresi circa mille studenti cinesi festanti.

La tradizionale staffetta si è quindi potuta svolgere senza particolari intoppi, ma non tutto è filato liscio. In precedenza, infatti, davanti all’impianto sportivo si erano radunati un centinaio di manifestanti per i diritti umani, la cui protesta nei confronti della brutale repressione cinese in Tibet ha provocato l’intervento delle forze dell’ordine, agenti in borghese che hanno caricato la folla e arrestato almeno nove contestatori; tutti sono poi stati rilasciati, tranne un cittadino olandese che è sato portato alla centrale di polizia.

Soprattutto, però, si è verificato un episodio non proprio beneaugurante: protetta da un impressionante dispiegamento di poliziotti e guardata a vista dalle onnipresenti "guardie blu", la scorta cinese che segue la fiaccola olimpica passo passo, la fiamma a un certo punto si è spenta da sola, sebbene fosse custodia in una lanterna che in teoria avrebbe dovuto garantirne la tenuta. È così stato necessario riaccenderla, per poi proseguire con la rituale sfilata dei tedofori.

Un fatto del genere era già accaduto a Parigi, ma allora all’origine dello spegnimento c’erano state le proteste di piazza, degenerate ben presto in veri e propri tumulti. Questa volta, invece, la fiamma ha fatto per così dire tutto da sola: non un bel viatico per il fuoco che simboleggia lo spirito dell’Olimpiade; né un presagio gradevole per i notoriamente superstiziosissimi cinesi, che vedono il tragitto della torcia tramutarsi ogni giorno di più, da incedere maestoso che sarebbe dovuto essere, in una corsa a ostacoli imbarazzante.