Giochi La Francia non rinuncia al monopolio

In queste ultime settimane, frequenti e quasi martellanti lanci di agenzie di stampa specializzate hanno messo a fuoco con una particolare attenzione i problemi del monopolio sui giochi in capo allo Stato francese. In particolare, è stata evidenziata una decisione interlocutoria del Tribunale d’appello di Versailles che, a seguito dell’incriminazione di due dirigenti di una società che raccoglieva gioco in Francia senza le prescritte autorizzazioni, richiedeva ulteriori approfondimenti, senza con ciò entrare nel merito e nella sostanza dei provvedimenti di censura, tra cui la richiesta di un mandato d’arresto europeo, presi dal tribunale di prima istanza.
Inoltre ci sono state notizie, piuttosto enfatizzate, sulla prossima apertura da parte della Francia a operatori stranieri. Notizie fuorvianti, perché non è come è stato detto che la Francia rinuncia al monopolio, la Francia permetterà probabilmente ad alcuni operatori l’ingresso controllato e regolamento al solo mercato del gioco sull’ippica attraverso Internet, unicamente per il gioco con totalizzazione nazionale che resta saldamente in mano a Parimutuel (PMU).
Quanto sopra è il derivato della procedura d’infrazione aperta dalla UE a suo tempo a carico della Francia, la quale entro la fine dell’anno dovrebbe approntare una regolamentazione in proposito.
Sempre da lanci di agenzia, si rileva di associazioni di avvocati specializzati nel “gambling” (una specializzazione non ancora codificata a livello universitario) che, con la sponsorizzazione del Casino di Venezia, organizza un convegno sulla materia. Come diceva il grande Alberto Sordi: «piatto ricco, mi ci ficco».
Ritengo che tutto questo bailamme non possa altro che generare confusione e come ho già avuto modo di dire su queste colonne, il problema è molto importante e complesso, anche se la situazione italiana è completamente diversa da quella francese.
La Francia ha trovato nella magistratura nazionale il più fiero nemico al monopolio in capo allo Stato, a differenza dell’Italia dove la magistratura al massimo livello ha stabilito esattamente il contrario. La Francia, deve combattere con il nemico in casa, oltre che con la UE. Sino a quando la UE non troverà il modo e soprattutto la forza e, visti gli interessi in campo, corposi e potenti, di regolamentare complessivamente tutta la materia ci troveremo sempre di fronte a tentativi più o meno legittimi, di gruppi stranieri, interessati al ricco mercato italiano e decisi a perseguire in tutti i modi e tutte le maniere l’obbiettivo del desiderio.
Ogni volta sarà sempre una lunga storia, raccontata da interessi divergenti ed incompatibili tra loro, allo stato delle cose.