Giochi di guerra nell’Afghanistan lombardo

Si fanno chiamare «Mirmidoni», ma con la Grecia classica e lo «squadrone» di Achille non hanno molto a che fare. Per la verità ci sono anche i «Decima Cobra» e le «Teste urlanti», e già se ne intuiscono meglio le intenzioni. Hanno il pallino della guerra, anzi combattono con i pallini, quelli ad aria compressa, s'intende. Ma guai a scambiarli per guerrafondai. La loro è una passione: in una parola softair, o simulazione di combattimento. Certamente come mito hanno più i navy seals che la schiera dei nobel per la pace, ma come dicevano i latini «Si vis pacem, para bellum», la pace si costruisce anche con la guerra. Per loro però il combattimento è un gioco e nel contempo una cosa seria: perché, come ogni gioco che si rispetti, ha delle regole precise e un codice d'onore da rispettare. Approdato in Italia dal Giappone negli anni 80, chi non conosce l'universo softair potrebbe aggrottare le ciglia alla descrizione di una giornata tipo dei suoi abitanti: sveglia all'alba, la mimetica e le armi accanto al letto, colazione frugale e, via, si guadagna un bel boschetto e si comincia a giocare alla guerra. Divisi in due squadre, ognuno interpreta una parte. Ogni «game» ha feriti finti e vincitori veri. Missioni da portare a termine e obiettivi raggiunti. Le armi - giocattolo (Asg - air soft gun) sembrano vere, ma appunto impallinano e niente più. Non si cade a terra inermi, ma si grida «colpito» e una volta fuori, il «morto» può aggiungersi agli altri già eliminati che in disparte, come a bordo campo, magari si fuma una sigaretta guardando combattere «gli ancora vivi». I pericoli? Gli stessi di un escursionista o un cercatore di funghi a spasso per i boschi. In Lombardia sono a centinaia gli appassionati, radunati in decine di gruppi, dai Sesto Seals, ai Pathfinder Platoon di Milano, ai Decima Cobra di Seregno, passando per i Mirmidoni di Biassono, le Teste urlanti di Trezzano sul Naviglio e i Lupi Grigi di Murmansk di Legnano. I boschi delle Groane, il Ticino, le colline dell'Oltrepò e i rilievi dei laghi sono il loro campo di battaglia, ma è Internet il loro primo «accampamento» per entrare in contatto (www.softair.it). Ormai on line spopolano anche le boutique dove rifornirsi che propongono abbigliamento completo da 49 euro (www.softairstore.eu). Ogni associazione poi «recluta» sempre via web matricole proponendo week end per neofiti e combattimenti di ogni tipo. Infatti, oltre al contesto militare, c'è anche quello più urbano con simulazioni di azioni che hanno per protagonisti la polizia o i vigili urbani sulle tracce di pericolosi criminali. L'autunno e la primavera le stagioni preferite e, da quando il softair è stato anche riconosciuto dal Coni, attraverso l'Aics - associazione italiana cultura e sport, c'è anche un «campionato». «Recuperare una bandiera, raggiungere nel minor tempo possibile una posizione, utilizzando la cartografia, magari con un pizzico di ostacoli e prove di destrezza: ecco la "nostra" guerra», spiega Denver da Milano. LG