Tra giochi sacri e profani l’agonia di Giordano Bruno

A Roma Antonio Latella firma un suggestivo «La cena de le ceneri»

Enrico Groppali

Finalmente si comprende a cosa tendeva la congerie, di un barocchismo sfrenato e spesso incongruo, che animava fino a ieri l'esplorazione shakespeariana di Latella. Il suo culto per l'«art brut», l'ossessiva predilezione per i fantocci antropomorfi che, simili ad argani galleggianti tra le braccia dei suoi interpreti artigliavano lo spazio di Romeo e Giulietta, e quella tentazione al Grand Guignol che, assimilando il corpo maschile a veicolo di infinite sollecitazioni tramutava la geometria delle bocche e dei nasi e la simmetria delle braccia in eccentrici animali sulla scorta di Arcimboldo.
Da un antico Riccardo III procede la genesi del gran frammento La cena de le ceneri dedicato al mondo ideale di Giordano Bruno. Latella, sulla scorta di un adattamento ad intarsio dell'opera omnia del filosofo curato da Federico Bellini, immagina che il serrato confronto tra Torquato e Nundinio da una parte e Giordano dall'altra sia evocato davanti al pubblico, in un allucinante gioco di specchi, da quattro laici evangelisti, neoportatori di un verbo che oggi possiamo intendere come un afflato insieme religioso e profano sulle origini e il destino dell'universo. I discepoli assumono i ruoli dei contendenti tornando a se stessi e partecipando alla platea dubbi, emozioni e folgoranti sottintesi. Accade così che dopo un prologo dove i quattro araldi Danilo Nigrelli, Marco Foschi, Fabio Pasquini e Annibale Pavone in preda al terrore della conoscenza si contorcono su quattro altissimi specchi coniugandosi seminudi, come all'alba di una nuova nascita, con la propria immagine in un lancinante corpo a corpo con il proprio doppio (un oggetto lubrico che gli sfugge dalle mani) il sipario dietro a loro si alzi costringendoli ad abbandonare la posizione supina per quella eretta del biblico homo sapiens dalla quale fronteggeranno le acque brulicanti di vita della creazione del mondo solcando un altro specchio di conoscenza: la piscina quadrangolare.
Prima che, a conclusione della mirabile parabola scenica, un secondo sipario di sangue scopra l'agonia del Nolano crocefisso come Cristo sul rogo di Campo de' Fiori tutt'uno al quadro visivo, proiettato sul fondo, della genesi dell'uomo sorpreso nell'urlo primigenio della nascita.

LA CENA DE LE CENERI - da Giordano Bruno Teatro Stabile dell'Umbria. Regia di Antonio Latella. Roma, Teatro India fino al 28 dicembre.