Giochi: sci, tute, occhiali e slittini Così l’atleta diventa ingegnere

Tessuti studiati in galleria del vento, sistemi per la registrazione
dati Ma il vero problema sarà il doping. Il Coni: 100mila euro di multa
a chi bara

Guai al primo che oserà dire che i valori decoubertiani restano e non moriranno mai. Dobbiamo farcene una ragione: i primi, veri, tecno Giochi della storia a cinque cerchi hanno definitivamente seppellito lo spirito del barone inventore delle Olimpiadi moderne e anche quell’infilata di sue belle parole che più o meno dicevano l’importante non è vincere, l’importante è partecipare.

Nelle Olimpiadi ancora più moderne sfuggite di mano agli eredi di De Coubertin, l’importante non è più esserci, bensì non lasciare nulla al caso e arrivare preparatissimi. Ovvio, verrebbe da dire, perfino lapalissiano verrebbe da aggiungere scomodando un altro celebre transalpino: manca solo che a un’Olimpiade si presentino individui senza allenamento.

Ma non è dell’ovvio che si argomenta, bensì della nouvelle vague sportiva, dell’effetto piscina, vasca, nuoto e nuotatori che ora si è trasferito in montagna, a Vancouver. E dell’effetto formula uno e dell’effetto Nasa, Bill Gates, Steven Jobs e quant’altro. Più che ai Giochi invernali pare essere allo Smau. Le tute dei discesisti, ad esempio: microcuciture a unire sofisticati brandelli di tessuto, lisce davanti, molto meno dietro per ottimizzare qualsiasi regalo aerodinamico. Disponibili in diversi modelli a seconda delle previste velocità di discesa. I super costumi che negli ultimi anni, Giochi di Pechino compresi, avevano trasformato buoni atleti in campioni e i campioni in esseri mitologici hanno fatto proseliti fra i monti. I tessuti saranno certamente diversi, ma l’autostrada imboccata è quella. Solo che la federazione nuoto, da quella via, è uscita proprio dal primo gennaio di quest’anno, prendendo il casello del buonsenso.
Tutto questo senza voler approfondire oltre modo altri ammennicoli da discesista: tipo gli occhiali anti sole, anti nebbia, anti appannamento (e qui siamo nella normalità) che diventano occhiali spia grazie a una micro telecamera che riprende la pista mentre si scende per la prova, dopo di che si scarica il tutto sul pc e si manda a memoria. E che dire del rilevatore gps che permette poi di analizzare postura e movimenti dell’atleta durante le prove. Ma dai...
E dello sci di fondo, della contraddizione in termini tra il nome di una delle specialità, la tecnica classica, e sottolineiamo classica, con le evolute analisi dinamometriche che aiuteranno gli atleti nella medesima? Tutti aspetti, questi, che stupiscono e un po’ inquietano anche se resta affascinante l’intesa Coni-Ferrari, lei proprio lei, Cavallino, Formula uno e dintorni. Da tempo è infatti noto l’accordo di collaborazione fra il Coni e l’azienda modenese per migliorare grazie ai test nelle gallerie del vento, tute da sci, bob, slittini e skeleton. Alcuni tecnici del Cavallino sono intervenuti per ottimizzare l’aerodinamica e l’utilizzo di nuovi materiali. Ma qui si parla di discipline, sci e scioline a parte, dove il mezzo meccanico ha un ruolo preponderante.

Però bisogna ammetterlo: molto meglio assistere a questa corsa spaziale dello sport piuttosto che al continuo insinuarsi del doping. E anche in questo, i Giochi di Vancouver, almeno per la pattuglia azzurra, offrono una novità. Se da una parte il Coni ha fatto sapere che il premio previsto in caso di medaglia d’oro sarà di 260mila euro (140mila subito e 120 in tre anni), dall’altra ha introdotto un ulteriore fattore dissuasivo per tutti i potenziali o aspiranti dopati: 100mila euro di penale per il primo che verrà pescato con le mani nella marmellata di ultima generazione. «Per la prima volta nella storia dei Giochi, a Pechino, due anni fa, l’Italia ha avuto un atleta dopato, Rebellin, nel ciclismo» ha spiegato il presidente del Coni, Gianni Petrucci. «Abbiamo così deciso d’introdurre questa multa pesante... Siamo gli unici ad averlo fatto». E visto che il problema è grande grande, alla vigilia dei Giochi il Cio ha già effettuato oltre 300 controlli antidoping (saranno circa 2000 nel corso delle due settimane di competizioni) «con un aumento di quasi il 40 per cento rispetto alle ultime olimpiadi invernali di Torino» ha tenuto a precisare Arne Ljungqvist, capo della commissione medica del Cio. Incrociamo, dunque, le dita sperando non ci sia qualche sorpresa di ultima generazione.