«Giochiamo da Barça, ce la metteremo tutta il pubblico non fa gol»

Senza l’elmetto in testa, con un velo di barba e un mezzo sorriso di circostanza. Pep Guardiola ha incarnato l’altro volto del Barçellona e del tifo catalano schierandosi a chilometri di distanza dalle frasi truculente, dai titoli forti strillati dalla stampa locale, tutti giocati su una sola parola che è diventata il grido di guerra, la “remuntada“, la rimonta insomma. Mai una parola fuori posto, sopra le righe, mai una espressione di cui dolersi e pentirsi. Al Barcellona più atteso della stagione, Guardiola ha ricordato l’unica strada possibile, praticabile, la bussola con cui affrontare questa sorta di giudizio universale tra la vecchia padrona del trofeo e i nuovi pretendenti. «Noi possiamo farcela solo attraverso il gioco, è la nostra risorsa» il suo quieto proclama scandito al microfono senza ricorrere a sguardi feroci. Si può leggere sul suo volto solo la tensione, legittima e leggera delle vigilie che lasciano un segno sugli occhi e sul cuore dei protagonisti. «Alla fine questa è una partita di calcio, non so se rimonteremo, so che ce la metteremo tutta» lasua promessa solenne che può valere per i tanti giornali come una specie di silenziatore. «Paseremos» sostiene Sport, che è poi il quotidiano sportivo in voga tra i tifosi catalani.
Pep Guardiola sembrava averlo annusato da lontano il rischio di incendiare la semifinale e nella sua conferenza stampa -effettuata molti minuti prima rispetto a quella di Mourinho- ha rivendicato «tutto il diritto di provare a vincere di nuovo» la Champions senza cedere però ad immagini forti. Al contrario del clima alimentato dai media, e anche della stessa accoglienza riservata all’auto utilizzata da Mourinho per tornare in albergo, Guardiola ha giocato la carta della calma. «E' una partita di calcio e bisogna avere la calma e la felicità di viverla» ha aggiunto il tecnico blau-grana. «Non so voi ma io mi divertirò molto a vedere la partita», ha continuato Pep rivolto ai cronisti in sala stampa, allontanando il suo tono da quello del resto della squadra e dei tifosi che parlano solo della remuntada.
Come sempre gli è successo di sottolineare in cento altre occasioni, prima di altre prestigiose conquiste, a Roma e a Montecarlo, a Dubai la chiave di volta per Guardiola è sempre la stessa. Tutto dipende dalla sua squadra più che da quella rivale, dal Barcellona più che dall’inter per tradurre la prossima sfida. Il Barça «sia se stesso» e faccia il suo gioco di sempre basato su possesso, passaggi e rapidità di azione. Se non fosse sufficiente, il club ha però organizzato la sua offensiva psicologica per Mourihno e per l'11 dell'Inter con una gigantesca operazione mediatica che ricorda quella messa in piedi per celebrare il ritorno vittorioso in città da Roma l'anno scorso. Ma anche su questo tema, Guardiola è più realista. «Il pubblico non gioca, il pubblico arriva, paga il biglietto ed assiste allo spettacolo» è la sua idea di stasera. Tutte le tifoserie catalane si sono infatti unite e seguiranno dalle 18.00 l'autobus del Barcellona dall'hotel La Florida fino al Camp Nou con macchine, moto ed a piedi come fecero per il ritorno vittorioso dell'anno scorso. Questa volta accompagneranno i giocatori fino allo stadio, che il club spera di riempire già dalle 20.00 (la partita inizia alle 20.45), per appoggiare i giocatori anche durante il riscaldamento. A completare la coreografia formata da 90 mila cartelloni disegnerà nel Camp Nou un'enorme sciarpa da stringere al collo dei giocatori, secondo gli organizzatori, che dovrebbe motivare i blaugrana.
Anche nei confronti dell’Inter e di Mourinho, Guardiola ha il sacro rispetto per i rivali che deve arrivargli dalla sua antica milizia e da una carriera scandita sempre dal rispetto assoluto e dalla paura mai. «Se squadra e tifosi si sono mobilitati, beh questo si deve solo e soltanto al rispetto che abbiamo nei confronti dell’Inter e all’umiltà di cui siamo dotati noi» l’inchino col quale il tecnico di casa si è rivolto all’Inter. Impreziosito da un’altra riflessione successiva: «Non importa quello che abbiamo ottenuto fino a ieri. Il pubblico verrà a fare il tifo non contro qualcuno ma a dare una mano e a fare una festa». Ecco, il punto: chi farà festa al Camp Nou? Tutta Barcellona, mezza Spagna insomma, è convinta che sarà la squadra campione in carica, non ancora tagliata fuori dalla finale di Madrid, a dispetto del 3 a 1 da recuperare. «Sarà una festa» è la frase conclusiva di Pep Guardiola. Che probabilmente ha già vinto la sua partita più importante, quella delle parole e dei messaggi corretti da spedire.