Il giochino di Prodi e le tasse

Sulla Finanziaria sono fiorite, finora, soltanto illazioni, proposte contraddittorie, polemiche anche dure fra gli stessi settori della coalizione al governo. Non si può esser certi nemmeno della cifra complessiva della manovra: 30 miliardi, come vorrebbero Prodi e i teorici del rigore, oppure 27, o 24 come vorrebbe Rifondazione comunista? Intanto, però, può considerarsi certo che il conto per i cittadini non sarà leggero. L’impulso a tassare per le sinistre di ogni gradazione è irrefrenabile e non sarà questa manovra a segnare la svolta. Tasseranno, tasseranno. Magari lo faranno cercando di nascondere la mano rapace, ma il risultato non cambierà. L’ultima proposta di Padoa-Schioppa di lasciare liberi i Comuni di aumentare l’addizionale Irpef e l’Ici fa riferimento a cose rispettabili, come l’autonomia degli enti locali e il federalismo, ma di fatto è uno scaricabarile: si tagliano i fondi necessari alla finanza locale e si invogliano le amministrazioni a far da sé, tassando e tartassando. Il cerino finirà col bruciare sempre il cittadino.
Ancora una volta Letizia Moratti è stata «scandalosa», nel senso che si è mossa controcorrente e ha svelato la nudità del disegno sovrano, cioè governativo. Ha detto chiaro e tondo che come sindaco di Milano non aumenterà l’addizionale Irpef, né inasprirà l’Ici, anzi cercherà di ridurre sensibilmente l’imposta sulle prime case. Non solo, è favorevole alla delega ai comuni di taluni servizi qualificanti, come il controllo sul catasto, ma precisa che per questi compiti il potere centrale dovrà fornire le risorse necessarie.
Il governo è avvisato. Così come sono avvisati i sindaci che guidano amministrazioni di sinistra. Saranno disponibili al trasferimento d’impopolarità dal centro alla periferia? Tanti sindaci di sinistra, per vocazione, aderirebbero al movimento di «Tassa continua», ma preferirebbero che il prelievo lo praticassero Visco e Padoa-Schioppa. L’autonomia è una bella cosa, ma la faccia alle amministrative ce la mettono loro. Ecco, la Milano di Letizia Moratti spariglia ancora i giochi.