Il gioco centrista a carte coperte

Il presidente della Camera chiede un segno di discontinuità; quello che l'Udc aveva già chiesto come passaggio del governo alle Camere per creare il Berlusconi bis. Ma dove si pone la discontinuità? Che cosa disapprova l'Udc dei primi quattro anni di legislatura, a cui essa ha così direttamente concorso? O la discontinuità esiste solo nel cambio della persona del leader?
Se fosse così, sarebbe chiaro: l'Udc potrebbe chiedere di esprimere il candidato della maggioranza ed avrebbe un valido nome nel presidente della Camera Casini. Ma questi dichiara di non essere candidato: e questa possibilità rimane soltanto ufficiosa, sostenuta da tempo da Bruno Tabacci. Se Casini fosse candidato, sarebbe un vantaggio, potrebbe indicare le motivazioni per cui lo fa, le ragioni che lo muovono e infine elaborare il linguaggio che lo motivi alle altre componenti della maggioranza che non sono l'Udc. Non dico che questo significherebbe le primarie, ma potrebbe almeno dare un significato politico alla discontinuità il dire in che cosa il primo quadriennio berlusconiano abbia contraddetto le istanze proprie di quei moderati che l'Udc intende rappresentare. È la riforma della Costituzione, la riforma delle pensioni, la riforma della giustizia, la riforma della scuola, che vengono poste in discussione? O almeno la legge sul falso in bilancio e sulle rogatorie o sulla prescrizione, quelle considerate legate all'interesse personale di Berlusconi? Sono tutte leggi che l'Udc ha votato, le ha votate contro coscienza, ha ceduto al fascino del potere o del carisma berlusconiano? Come qualunque partito della maggioranza, l'Udc ha il titolo per chiedere e motivare le ragioni della candidatura del suo leadership al presidente del Consiglio, ma farlo solo in nome della discontinuità significa chiedere la discontinuità con l'Udc stessa, come se essa fosse andata in obnubilazione durante i quattro anni di governo.
Sembra che l'unica cosa richiesta sia il partito unitario definito come Casa dei moderati. Si tratta di questo, di un cambio di nome tra Casa delle libertà e Casa della moderazione? Il termine Casa delle libertà ha significato un valore culturale su tutti i piani, ha segnato una rottura culturale in sede politica con l'egemonia della sinistra a cui la Dc si era sottoposta, giungendo così alla sua rovina per mano dei comunisti. Una storia incredibile che proprio l'uomo dei governi con i comunisti di maggioranza, Andreotti, è stato la prima vittima. La Casa delle libertà significò la rottura, non solo del rischio nel golpe bianco dovuto alla congiunzione tra magistratura, giornali e sinistra, ma anche all'egemonia culturale della sinistra, sia di provenienza Pci sia di provenienza extraparlamentare che aveva reso possibile il golpe bianco e convinto i poteri forti della magistratura delle industrie e della finanza a promuoverlo. Berlusconi perciò è diventato un simbolo, una identificazione di valori che hanno costituito il centrodestra, legittimando non solo l'Msi e la Lega Nord, ma anche residui democristiani. Non che la gratitudine conti in politica, ma l'intelligenza politica sì: avrebbe un candidato diverso da Berlusconi la capacità di coagulare un elettorato che è nato proprio dalla perdita di fiducia dei partiti storici? Purtroppo vi è una vocazione parallela tra Udc e Udeur, che ricorda i giorni antichi e la coppia Casini-Mastella della legislatura eletta nel '96. Ma mentre Mastella può essere contenuto nell'Unione dalla presenza della Margherita, nel centrodestra questo clima di incertezza che l'Udc promuove fa disamorare gli elettori. Ricordo i giorni in cui il manifesto chiamò Follini l'uomo della provvidenza appunto perché logorava il governo Berlusconi. Pensa Follini che gli elettori diversi da quelli dell'Udc abbiano dimenticato quei giorni e vogliano un simile tipo di discontinuità, il logoramento di una maggioranza come titolo politico della sua salvezza? Amici dell'Udc voi aprite il gioco con le carte tutte coperte: diteci cosa veramente volete?
Gianni Baget Bozzo
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