Il gioco che provoca regressione

Noi tutti passiamo dalla nostra infanzia all’età adulta, attraverso 4 fasi di maturazione psicologica. La prima è quella dell’onnipotenza, tipica del bambino, che crede di essere infallibile e invincibile. Nulla di più pericoloso che lasciare un pargolo sul davanzale: il rischio che precipiti nel vuoto è altissimo.
Subentra poi in adolescenza la fase religioso-associativa, nella quale si abbandona solo in superficie la propria onnipotenza per trasferirla in realtà, nel ruolo inconscio: membro di un club o di una associazione prestigiosa che ci protegga (per esempio un partito politico o una divinità a cui rivolgersi per essere esauditi attraverso la preghiera). Potremo definire questa seconda fase come quella del «lei non sa chi sono io».
La terza, necessaria se si vuole divenire adulti ed equilibrati, è definita di rassegnazione (di tipo repressivo): purtroppo prima o poi ci dobbiamo rendere conto che non siamo onnipotenti né in proprio né attraverso incarichi, magari prestigiosi.
È auspicabile che tutti raggiungano l’ultima fase: quella dell’accettazione. E bello accettarsi come si è né infallibili né onnipotenti, ma normali. Con le proprie debolezze, ansie, sconfitte, capaci però di apprezzare proprio per questo l’amore, l’amicizia, la musica, le vittorie e la comprensione per il prossimo.
È interessante però osservare come manager, imprenditori, illustri professionisti, considerati da tutti equilibrati, se vengono chiamati a ricoprire incarichi «sensibili» quali presidenti di squadre di calcio o leader politici sembrino scivolare indietro nel loro percorso di macerazione psicologica. E finiscano per riposizionarsi, più o meno stabilmente, nella fase 2.