Il gioco dei mimi per ridere sui miti di celluloide

Maria Letizia Maffei

Al teatro dei Satiri si gioca al gioco dei mimi: sul palco venticinque giovani allievi dell’Accademia Corrado Pani coadiuvano brillantemente Roberto D’Alessandro e Marco Simeoli, in arte «I Picari», e la brava Marta Altinier. Le regole sono semplici, si tratta di indovinare i titoli dei film dagli innumerevoli indizi che ci arrivano dagli attori. E il pubblico si lascia trascinare volentieri, anche perché, chi conosce lo storico gruppo comico, è avvezzo alle stravaganti parodie e ai simpatici bignami con cui hanno sintetizzato la storia d’Italia, la Bibbia e l’opera lirica, tutto in poco più di un’ora.
In questo spettacolo, Cinematografo,80 film in 80 minuti, i Picari solleticano le intuizioni del pubblico attraverso diversi espedienti: i più diretti sono le colonne sonore a volte più famose del film stesso come nel caso di Ghost o di Chorus Line; ci sono poi alcuni titoli che sono altamente evocativi, come Gioventù bruciata o I cento passi, e che si prestano facilmente all’imitazione. Ma la bravura del gruppo di scrittura, a cui si sono uniti Pietro De Silva e Claudio Insegno, consiste nell’aver trovato anche materiale su cui innestare parodie di livello superiore; come ad esempio le pellicole che rimangono nell’immaginario collettivo per una sola scena che diventa il tutto, come la panchina di Forrest Gump. Poi ci sono le saghe, che riescono a mandare in confusione gli stessi interpreti. E ci sono i film ad episodi con le loro storie ripetitive, come Rocky, o come l’Agente 007 che, all'ennesimo ciak, non ricorda più il suo nome. Divertente l’approccio ai codici verbali di Matrix per cui neanche Neo capisce cosa significhi passare al «mondo deconfinato della realtà virtuale». E così via, dal primo ciak dei Fratelli Lumière ad un esilarante L’uomo che sussurrava ai cavalli. Interessante il lavoro fatto dal regista Claudio Insegno per valorizzare le qualità dei singoli allievi, che rivelano freschi talenti, mentre a volte è superfluo cercare la risata puntando su sporadiche volgarità. Fino al 17 dicembre.
Al teatro dei Satiri fino al 17 dicembre.