Gioco dell’oca sulla Centrale del latte

Altro giro, altra corsa. Sull’incredibile vicenda della Centrale del latte il Consiglio di Stato ha annullato la «sentenza appellata dal Comune con rinvio degli atti al giudice di primo grado». Significa che il Consiglio Stato - V sezione - ha preferito azzerare la questione e rispedire tutto al Tribunale amministrativo: se la vedessero loro. Il Tar con una sentenza che aveva fatto fibrillare i palazzi del potere, dal Campidoglio a Palazzo Chigi, aveva dichiarato nulla la cessione della Centrale fatta dal Comune alla Cirio che a sua volta l’aveva venduta alla Parmalat. E aveva ingiunto al Comune di indire una nuova gara o di rinunciare alla cessione entro 30 giorni. Tutto da rifare.
Attenzione, però. Le motivazioni ufficiali si conosceranno solo fra settimane. Ma secondo le indiscrezioni la decisione del Consiglio di Stato si baserebbe su un mero vizio formale. Dopo cinque anni ci si sarebbe accorti che la Latte Sano, l’azienda che nel 2000 con il ricorso al Tar aveva dato il via alla battaglia giudiziaria, oltre a citare Comune di Roma, Cirio e Parmalat non ha citato in giudizio anche l’Eurolat, la società che materialmente detiene le quote della Centrale del latte ed è interamente posseduta dalla Parmalat.
Per ora, dunque, il Consiglio di Stato ha disinnescato la «bomba». Mentre infuria la polemica sulla norma introdotta nella Finanziaria al Senato che cancella i reati contabili e i danni all’erario provocati dagli amministratori pubblici.
Sul «pasticciaccio Centrale» non mancano tuttavia le prese di posizione politiche. Il senatore di Rifondazione Claudio Grassi in un’intervista al Giornale ha invitato Francesco Rutelli, all’epoca della cessione sindaco di Roma e ora vicepremier, e Linda Lanzillotta, allora assessore al Bilancio e ora ministro agli Affari regionali, «a meditare su quanto è accaduto»: «La Lanzillotta soprattutto». E tra le anomalie indica, come la più clamorosa, «la svendita della Centrale a Cragnotti».
Dopo aver acquistato nel ’97 il 75% della Centrale dal Comune per 80 miliardi di lire la Cirio Spa di Sergio Cragnotti conferì l’intero comparto latte nella società Eurolat acquisita meno di un anno dopo dalla Parmalat per 183 miliardi, nonostante la Cirio si fosse impegnata a non rivendere l’ex municipalizzata prima di cinque anni. Inspiegabilmente il Comune invece di attivare le severe clausole contrattuali (annullamento automatico del contratto più una «fortissima penale» - scrive il Tar - per Cragnotti pari al prezzo d’acquisto) accettò la transazione offerta dalla Cirio e sottoscritta anche da Parmalat: 1 miliardo di lire poi salito a 15. Il Tar nella sentenza ora cestinata dal Consiglio di Stato accusa il Comune anche di non aver fatto «una seria valutazione del comportamento della Cirio Spa» e di «palese violazione delle regole di concorrenza».
Luciano Ciocchetti, oggi deputato dell’Udc e all’epoca consigliere comunale, ricorda un’altra anomalia. «La Centrale prima della privatizzazione era sì in deficit ma anche perché acquistava il latte a un prezzo più alto di quello di mercato per sostenere l’agricoltura del Lazio - racconta -. Per questo la delibera d’indirizzo approvata dal consiglio comunale prevedeva che nella privatizzazione avessero una quota anche gli agricoltori laziali. Cosa mai avvenuta».
pierangelo.maurizio@alice.it