Il gioco delle coppie (che scoppiano)

Walter e i candidati "ma anche": in lista le contraddizioni del Pd. Veltroni mette insieme politici navigati e new entry come figurine. Ma le loro posizioni confliggono

Roma - Prima la massiccia campagna giovanilista, con il ganzissimo obiettivo di presentare il Partito democratico come una specie di compagnia del muretto. Dentro ragazzotte e figli di cresciuti tra Iulm e happy-hour, fuori cariatidi e babbioni incapaci di comprendere il nuovo.

Ma è adesso, chiuso il battage degli anni verdi, che il veltronismo sta finalmente dispiegandosi in tutto il suo splendore. È in questo delicatissimo passaggio delle liste che la sua unica e incorruttibile ideologia, il famoso «ma-anchismo» satireggiato da Crozza, sta esprimendo il meglio. Conciliare gli opposti, unire gli alternativi: questa la vera ambizione del leader Walter. In modo più pedestre, si potrebbe osservare che sta semplicemente cercando di accontentare tutti. Di piacere a tutti. Come sempre. Ma da quando ha dichiarato orgoglioso d'essere «tosto», questo non si può più dire. Ultimamente non gli garba di passare per buono. Per prepararsi alla campagna elettorale, deve avere rivisto tutta la sua collezione cattivista di spaghetti-western.

Da come si sta muovendo, il disegno appare però chiaro. Il suo sogno irrealizzabile, l’utopia che lo illumina come una stella polare, è una grande lista con Zidane e Materazzi. Questo il modello da inseguire. Se soltanto il francese non fosse francese, il Tosto troverebbe le parole giuste per combinare. We can, yeahhh.
Momentaneamente, deve giocoforza applicarsi sul possibile. Giorno dopo giorno, il geniale mosaico va componendosi. Vogliamo parlare della famosa e dibattutissima legge Biagi? Flessibilità, precariato, eccetera: tranquilli, ci sarà soddisfazione per tutti quanti. In lista c'è il pro e c'è pure il contro. C’è il sì e c’è il no. C’è il professor Pietro Ichino, che tesse le lodi della Legge 30, ma c’è anche Paolo Nerozzi, segretario Cgil di Bologna, che ugualmente considera buona questa stessa legge, ma per incartarci il pesce.

La visione veltroniana delle relazioni industriali è altamente ecumenica. D’accordo, chiedono gli elettori: ma sta con i padroni o con gli operai? Approccio manicheo e superato. Il Tosto ascolta, comprende, ma poi sorprende. Per gli uni, questi imprenditori tanto afflitti e depressi, c’è Matteo Colaninno, rampollo degli scooter, già leader tra i giovani industriali. Ma perché non si dica che il Pd pende pericolosamente da quella parte, ecco il contrappeso direttamente prelevato dalla classe operaia, meglio, dal sito più fosco e tenebroso di questa classe, proprio dalla Thyssen-Krupp: accanto a Colaninno Junior, il candidato in tuta blu Antonio Boccuzzi. Come dicono a «Striscia», devono stare vicini vicini.

Poi gli scottanti temi etici e morali. Sembra in apparenza che si contrappongano posizioni inconciliabili, ma non per Veltroni. L’antiabortista Paola Binetti troverà facilmente una sintesi con Emma Bonino. Sulla bioetica, il professor Umberto Veronesi si affiancherà ad Andrea Riccardi, anima della Comunità di Sant’Egidio, intreccio di sacro e profano che in un attimo supererà le divisioni di tanti secoli.
Tutto si può combinare, nel grande gioco delle coppie. Serve solo un poco di fantasia. Sotto lo stesso tetto convivranno amabilmente anche Antonio Di Pietro ed Enzo Carra, l’uno feroce piemme di Mani Pulite e l’altro imputato eccellente della Dc. Seduti uno di fianco all'altro, sicuramente ricorderanno con tanta simpatia il giorno in cui Tonino condusse in aula il portavoce di Forlani con i ceppi ai polsi. Pd, partito deamicisiano.

Niente comunque è concluso. C’è ancora molto da lavorare, c’è ancora spazio per inventare. Tosto è uomo capace di abbinare l’impensabile. Dipendesse solo da lui, fine dei dualismi. Tutti assieme, nella stessa squadra, alla stessa tavola. Mazzola e Rivera. Coppi e Bartali. Battisti e Baglioni. Beatles e Rolling Stones. Guelfi e Ghibellini. Su su, risalendo fino alle origini: Caino e Abele, pure loro, che problema c’è?

Tutto e il contrario di tutto, incollati col Bostik, sperando che tenga. Questo il segreto di Tosto. Unico al mondo, tifa Juve ma anche Roma. E adesso, in chiave elettorale, il colpo più riuscito: accanto al nuovo che avanza, ha piazzato direttamente se stesso. Lui, che sta lì da quarant’anni, senza neppure avere l’età di De Mita.