Il gioco delle spie? Ora è made in Italy

Tutto ha inizio in Costa Azzurra, quando l’agente Hans Spidhofer assiste impotente all’omicidio dell’oligarca russo Arkadij Orlov. Da due mesi lo tiene sotto sorveglianza, per ordine del colonnello Giulio Valente, ma Spidhofer è all’oscuro dello scopo della sua missione, così come poco è riuscito a scoprire di Orlov durante le sue indagini. Fin dalle prime pagine, Le regole del gioco (Longanesi), romanzo d’esordio di Riccardo Perissich di cui qui proponiamo in anteprima il prologo, si dimostra una spy-story permeata di atmosfere degne dei migliori plot di Ian Fleming e John LeCarrè. Del resto l’autore possiede informazioni di prima mano sui meccanismi della diplomazia e dello spionaggio internazionale, avendo lavorato per oltre vent’anni alla Commissione Europea di Bruxelles occupandosi di negoziati internazionali e ricoprendo in seguito incarichi direttivi in Pirelli, negli gruppo Telecom e in Confindustria.
Chi ha architettato l’Operazione Cinque Novembre di cui si tratta in Le regole del gioco e chi sono realmente la spia, il killer, il colonnello e il magnate russo che sembrano al centro di questa macchinazione? E perché Francia, Italia, Russia e persino il Vaticano sembrano giocare una mortale partita a poker fra loro? L’unico a cercare il bandolo della matassa è il Colonnello dei Servizi Segreti Giulio Valente, ex carabiniere messo a capo della Sezione D che coordina la protezione dei presidenti del Consiglio e della Repubblica sia in Italia che all’estero, occupandosi anche di lotta al terrorismo nazionale e internazionale. Sotto di lui lavorano agenti integerrimi che Valente recluta personalmente e guida con polso fermo e intelligenza, essendo un ufficiale che sa sia ubbidire sia farsi ubbidire e che possiede un innato senso del dovere e della giustizia. Un uomo che non ama i doppi giochi e i tranelli della politica, ha ben chiaro il concetto di Patria ed è tormentato da incubi nei quali viene lapidato dai talebani. Un capo dei servizi segreti molto umano e molto meno spietato di quelli raccontati finora dalla letteratura spionistica italiana. E il fatto che Giulio Valente rispetti il proprio personale codice d’onore prima degli ordini che gli vengono impartiti dall’alto lo rende sicuramente più simpatico ai lettori, ma non per questo meno letale.