«Gioco ippico: il carico fiscale è eccessivo»

Francesco Ginestra, presidente di AssoSnai, scuote la testa alla lettura dell’intervista di Stanley (pubblicata la scorsa settimana da Il Giornale) che boccia il Decreto Bersani, diventato lo spartiacque del gioco in mezzi mondo. Il suo pensiero è assolutamente in antitesi con quello del bookmaker inglese: «Questo provvedimento ha sanato ogni situazione pregressa permettendo a chiunque di partecipare ai bandi e operare nel settore dei giochi secondo le regole promulgate dall’Amministrazione dello Stato. Ne parlerei come di un provvedimento illuminato perché ha avuto il merito, fra i tanti, di eliminare ogni contestazione prima ancora dell’intervento comunitario. In Europa è preso ad esempio. E’ vero invece che la normativa precedente aveva impedito alle società quotate di prendere parte alle gare. A esserne discriminata non fu solo Stanley, lo furono tutte le aziende che rientravano nella stessa sfera. Vedi Snai SpA. Se i responsabili dei ctd di Stanley avessero voluto concorrere a una concessione, lo avrebbero potuto fare al pari dei nostri associati, ma sono rimasti alla finestra con la speranza di rientrare in un regime fiscale più morbido di quello italiano».
È un treno in corsa, il presidente di AssoSnai: «La sentenza Placanica ribadisce la validità del sistema concessorio e non legittima i ctd di Stanley come di qualsiasi altra società. Eppure l’operatore inglese, in una lettera inviata qualche tempo fa a operatori del settore, afferma proprio l’opposto. A nostro parere le cose non stanno così perché la sentenza si limita ad abolire la norma che costituiva una effettiva restrizione dei principi comunitari in quanto vietava, come accennavo sopra, alle società quotate di partecipare ai bandi. In altre parole questo provvedimento, emanato tre mesi fa dalla Corte di Giustizia, ha sancito che possa essere invocata in giudizio la disapplicazione della norma penale da parte di quegli operatori che possono dimostrare di non aver potuto partecipare ai bandi a causa della norma discriminatoria. Di qui a dire che il Decreto Bersani non è servito a niente o che si può continuare a raccogliere scommesse attraverso i ctd, ci corre il mare». Un altro punto sentito da Ginestra è quello relativo alle scommesse ippiche: «Sarebbe ora di sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo politico su questo aspetto che non viene preso sufficientemente in considerazione sotto il profilo legislativo. Bisogna ridurre il carico fiscale così come è avvenuto nel comparto sportivo. Ma si può raggiungere l’obbiettivo solo facendo rientrare le scommesse ippiche nella famiglia di Aams e lasciando all’Unire l’aspetto tecnico. Altrimenti continueremo a piangere su un mercato che prima era fantastico e adesso è prossimo al collasso. Il turn-over di commissari e presidenti a capo dell’Unire non è servito a niente. A riprova che questo Ente, fin troppo politicizzato, non ha più al suo interno le risorse manageriali e lo spirito imprenditoriale per rilanciare il gioco, e non solo il gioco, con una pianificazione a medio-lungo termine».