Il gioco della Lega: Maroni assolve Bossi

RomaAdesso si punta alla segreteria federale. Ecco il risultato del fallito «commissariamento» di Maroni, col divieto di comizio emesso da Bossi e poi da lui rapidamente ritirato (scaricando la responsabilità su Giancarlo Giorgetti, che invece ha eseguito l’ordine e forse ha ubbidito proprio per far esplodere il caso...) dopo la sollevazione di 320 sezioni leghiste che hanno invitato l’ex ministro disobbedendo al capo, fatto senza precedenti nella Lega di Bossi. Il popolo leghista resta bossiano, ma la leadership è in discussione tramite i congressi, in particolare quello che elegge il segretario federale, mai più riunito da dieci anni a questa parte. La novità è che a Milano domenica prossima, durante il «No Monti day» del Carroccio, ci saranno banchetti per raccogliere le firme e convocare, a forza di firme, il congresso federale. Che, beninteso, potrebbe benissimo rieleggere Bossi, ma rimescolerebbe tutti i rapporti di forza dentro la Lega, partito in preda alla faida tra «cerchio magico» e «barbari sognanti», cioè l’ampia base che si riconosce nella «Lega degli onesti» come la chiama Maroni sul suo profilo Facebook («Ha vinto la rete! Avete vinto voi! La Lega degli onesti! Grazie ancora!»). In mezzo, a guardare aspettando gli eventi, ci sono la Lega piemontese di Cota e quella veneto-trevigiana di Zaia, mentre Tosi è con l’ex ministro. A proposito di congressi, bisogna anche vedere che fine farà Maurilio Canton, neo segretario della Lega a Varese, imposto dai vertici in un’assemblea dove si sfiorò la rissa perché i leghisti chiedevano il voto. Gira voce che la base chiederà la sua rimozione (Canton ieri ha attaccato Maroni: «Cerca solo visibilità»).
Intanto, il super milanista Maroni ha rinunciato persino a vedere il derby per andare in tv (ospite di Fazio a Raitre) e comunicare al popolo leghista la situazione secondo il suo punto di vista. «Quella telefonata non l’ho compresa, una specie di fatwa contro di me, Bossi mi ha detto che non sapeva di questa cosa. Non so chi l’abbia ispirato, forse c’è qualcuno nei piani alti della Lega a cui non sto simpatico. Ma ho ricevuto in sei ore oltre 200 inviti a partecipare a incontri e comizi, mi sono sentito raggiunto da un grande affetto». È finita? Chiede Fazio: «Spero di sì, è stata una brutta vicenda ma è chiusa. Ora i nostri ci chiedono i congressi, è la via della democrazia interna». L’alleanza col Pdl? «Teniamo le alleanze fatte in precedenza, alle elezioni sarebbe innaturale stare insieme con un partito che a Roma sostiene Monti mentre noi siamo all’opposizione».
Intanto continua l’attivismo di Maroni sia sul campo che sul web, in particolare Facebook, aperto da un mese e già con 4mila contatti che, durante il week end del bavaglio, sono serviti da base virtuale della «resistenza» maroniana (tanto che alcuni parlano addirittura di «primavera padana», per descrivere il risveglio leghista tramite la rete, nemmeno fosse il nord-Africa liberato dai tiranni...). Mentre dopodomani resta in programma a Varese un raduno di sindaci, militanti e simpatizzanti insieme a Maroni. Ci sarà anche Bossi, come lascia intendere la Padania? È improbabile.
La manifestazione leghista di domenica prossima si avvicina, mentre restano le incognite sulle possibili contestazioni (interne, tra fazioni) spiattellate in piazza. Il programma ancora non c’è, ma si prevede una tornata di oratori tra i big, ovviamente il capo e poi Calderoli, Maroni, i segretari nazionali, forse i capigruppo. Tutti uniti, almeno per qualche ora.