«Gioco rischioso e contrario alla Costituzione»

da Milano

Da costituzionalista, Paolo Armaroli, ordinario di diritto pubblico comparato all’Università di Genova, non ha dubbi: «Se il decreto non fosse passato, Prodi avrebbe avuto l’obbligo di dimettersi», fiducia o non fiducia.
Professore, andiamo con ordine. Il governo ha posto la fiducia sul maxi-emendamento...
«E qui la fermo. I maxi-emendamenti sono una frode alla Costituzione, perché raggruppano tutta una serie di disposizioni, quando all’articolo 72 la Carta prevede che le leggi vengano approvate articolo per articolo. Anche Ciampi lo ricordò da presidente della Repubblica».
Non li ha usati solo il governo Prodi però.
«Certo, ma è uno scandalo che deve finire. La Corte costituzionale prima o poi si dovrà pronunciare su questo».
Parliamo della fiducia. Se il Senato avesse approvato il maxi-emendamento su cui è stata posta ma avesse bocciato il testo finale?
«Se con il secondo voto il Senato smentisce se stesso, il premier deve dimettersi. Non si può nemmeno appellare all’articolo 94 della Costituzione, secondo il quale un provvedimento legislativo del governo respinto dal Parlamento non comporta l’obbligo di dimissioni».
Perché?
«Perché si tratta dello stesso testo su cui ha posto la fiducia. C’è un precedente: Francesco Cossiga nel 1980 si dimise in una situazione identica: la Camera gli accordò la fiducia su un testo che però poi nello scrutinio finale non passò. E gli mancava un solo voto».
Un obbligo politico di dimettersi.
«Un obbligo politico perché lo stesso Prodi nelle ultime settimane ha ripetuto che si sarebbe dimesso solo su un voto fiduciario. Ma un obbligo in definitiva anche giuridico, se il Senato avesse bocciato lo stesso testo su cui ha votato la fiducia, visto che il maxi-emendamento praticamente accorpa tutto il provvedimento».
È il gatto che si morde la coda.
«È molto semplice invece. Se lo scrutinio finale è negativo è come se lo fosse quello sulla fiducia. Prodi ha rischiato grosso».
paola.setti@ilgiornale.it