Gioco di «squadra» per la pineta

Stefano Vladovich

Oltre 120 lanci, 130 ore di volo: l’elicottero della Protezione civile stanziato a Castelfusano ha strappato ai piromani la pineta più amata dai romani. Decine di focolai, attentati e «semplici» incidenti, questa estate, per la Riserva Statale del litorale romano. Ma la task force di uomini e mezzi impegnata 24 ore al giorno ha evitato il peggio. Ovvero che pini, lecci e farnie secolari finissero sotto una coltre di cenere, come accaduto il 4 luglio di cinque anni fa quando in un pomeriggio bruciarono 380 ettari di verde. La centrale operativa di via del Martin Pescatore, a Pantano, ha fatto davvero il miracolo: «appena» 16 gli incendi appiccati tra il confine del Canale dei Pescatori e quello della Tenuta presidenziale. Tre gli ettari di bosco andati in fumo (di cui 1,8 di sterpaglia e 1,2 di macchia bassa).
Soddisfatto, nel mini vertice organizzato ieri mattina al centro interforze, il prefetto di Roma Achille Serra: «Due anni fa avevamo dati preoccupanti, oggi c’è un netto miglioramento. Una svolta clamorosa avvenuta grazie alla collaborazione di tutti, compresa la cittadinanza che in varie occasioni ha segnalato alle forze dell’ordine persone sospette. Tutto ciò non significa, d’altro canto, che caleremo l’attenzione su Castelfusano». «Un dato storico - dice l’assessore regionale all’Ambiente Angelo Bonelli -. La collaborazione tra istituzioni, Corpo forestale, guardia di finanza, polizia, carabinieri, ufficio giardini, protezione civile e volontari, è un modello da esportare. Faremo conoscere questa realtà nella conferenza Stato-Regioni».
«Tra pochi giorni - interviene il presidente del XIII Davide Bordoni - la Commissione ambiente della Camera ascolterà i rappresentanti delle istituzioni competenti sulla Riserva per formulare un testo di legge per trasformare Castelfusano in parco nazionale. Ciò permetterebbe maggiori finanziamenti per la manutenzione del territorio, trasferendo la gestione dell’area direttamente allo Stato». Qualche numero: i focolai nel 2003 sono stati 92, 25 nel 2004, 16 nel 2005. Quest’anno 36 ore d’intervento contro le 44 del 2004. Nel 2003, 24,2 ettari colpiti da incendio, di cui 4 di bosco, 6,5 di sterpaglia e 13,7 di macchia bassa, nel 2004 8,3 ettari di cui la metà sterpaglia, 1,6 macchia e 2,5 riforestazione.
Turni massacranti (due al giorno da 11 uomini l’uno più una squadra notturna di 5 persone), telecamere agli infrarossi, centinaia di pattugliamenti per oltre 1.200 ettari di pineta il metodo usato per contrastare un’azione incessante da 7 anni. E che nemmeno la Procura Antimafia, che indaga sui roghi dal luglio 2000, è riuscita a capire. Perché distruggere un bene pubblico su cui nessuno potrà mai «mettere le mani»? L’ultimo episodio è della vigilia di Ferragosto quando un commando di piromani punta sulle chiome della «Bella Signora» un razzo pieno di polvere esplosiva. Il vento di scirocco avrebbe fatto il resto se l’ordigno fosse riuscito a superare la macchia che delimita la stessa pineta dalle abitazioni sul Canale dello Stagno. Gli uomini della Forestale recuperano e consegnano alla Dda, la Direzione distrettuale antimafia, l’arma: un tubo metallico di 18 centimetri di lunghezza, 5 di diametro zeppo di materiale esplosivo, completo di detonatore e paracadute direzionale. Insomma un altro mistero destinato a restare tale nel maxi fascicolo aperto in Procura.