Il gioco sui cavalli da corsa resti scommessa d’abilità

Con un neologismo orrendo: gioco compulsivo, viene definita la dipendenza dal gioco, in particolare legato alle cosiddette macchinette da intrattenimento (così leziosamente definite nel linguaggio burocratico), meglio a tutti note, come slot-machine. Il fenomeno ha assunto una evidenza e dimensione preoccupanti non solo per i guai procurati a quelle persone che cadono sotto questo influsso negativo, ma anche per l'opacità della gestione di queste attività. Alcune inchieste, ancora in itinere, che, sia pure con le normali esagerazioni che si verificano in questi casi, fanno riflettere e gettano un'ombra malsana su tutto ciò che riguarda giochi in generale, anche se sono cosa ben diversa dalle macchinette da intrattenimento o gratta e vinci, per fare un paio di esempi.
Mi riferisco al gioco sui cavalli, che a differenza di tutti gli altri giochi non è definibile come gioco tout court ma, scommessa o gioco di abilità, non assolutamente aleatorio. La scommessa sui cavalli era considerata una scommessa di abilità e pertanto sottoposta anche a livello di prelievo fiscale più leggero che non per altri giochi considerati puramente aleatori.
Il particolare trattamento fiscale di cui sopra, in considerazione delle finalità di rilevanza storica per la salvaguardia dell'allevamento del cavallo, riconosciute dalla legge. Nell'ambito di una tutela legislativa contenuta nella cosiddetta Legge Mangelli del 1942, successivamente riformata (malamente), nel 1999.
Il cavallo dopo avere contribuito per secoli, assieme all'uomo allo sviluppo del mondo moderno, con l'avvento prima dell'energia a vapore e poi del motore a scoppio, rischiava di scomparire per sempre. Non possiamo e non dobbiamo essere confusi nella marmellata di giochi messi in campo da Aams (Azienda Autonoma Monopoli di Stato), dovremo fare ogni sforzo nei confronti della classe politica che si accinge a prendere il timone della barca per fare capire questo assunto inderogabile nei nostri confronti, anche se vorrà dire affrontare ulteriori sacrifici.
Non illudiamoci che un qualsiasi intervento tampone di salvataggio possa mettere a posto le cose, le quali si potranno sistemare solamente recuperando parte dello spirito originario per quanto possibile e compatibile oggi, della vecchia e lungimirante cosiddetta Legge Mangelli.
La scorsa settimana abbiamo avuto la formazione del governo, tempi rapidissimi e la gradita novità della nomina del dottor Luca Zaia quale ministro delle Politiche Agricole, al quale facciamo i migliori auguri di benvenuto e buon lavoro.
Uomo di profonda conoscenza del settore agricolo, che ci auguriamo faccia dimenticare prima possibile le ultime esperienze ministeriali, si spera nell'ottica di un recupero della centralità dell'allevamento con una seria riflessione sui danni portati in dono al nostro settore con l'avvento della legge di riforma del 1999/49.
Non interventi traumatici, ma un preventivo e approfondito studio sulle possibilità di un recupero in termini economici prima, morali e sociali del nostro comparto, diversamente il nuovo ministro rischierà di essere l’involontario becchino dell'ippica anche se le cause, come in questo caso hanno un nome ed un cognome e non sono assolutamente addebitabili ad altri.