La giocosa «Tutti in maschera»: successo e allegria garantiti

Forse avrete sentito parlare dell'Impresario delle Smirne. È il titolo d'una pungente commedia di Goldoni, rimasta fra i miti a mezz'aria, a indicare qualcosa di favoloso e di strano, una specie di Mecca per gli attori che aspettano trionfi in terre lontane. Alla metà dell'Ottocento, un compositore veronese, Carlo Pedrotti, ne ha fatto un'opera di felice successo. La sua eccellente conoscenza della musica gli ha suggerito il clima giusto ai cari temi della turcheria, del teatro nel teatro, della spudoratezza con cui gli attori si lasciano irretire dalle promesse. Tutti in maschera è il titolo, e l'Opera Giocosa di Savona, benemerita, l'ha ripescata dal passato, con una bene assortita compagnia di giovani, specialisti gustosi come Domenico Colaianni, eccellenti come Annarita Gemmabella, e comunque bravi come Paolo Bordogna, David Sotgiu, Yolanda Auyanet e Massimiliano Viapiano, che la regista Rosetta Cucchi ha coinvolto con talento godibile ed incontinente, recitazione viva e finali anche troppo esplosivi, trascinandosi dietro un po’ a fatica il direttore, Giovanni Di Stefano, un po’ distratto e plumbeo. Successo e allegria.