Gioia amara di Berlusconi: "Gli italiani hanno capito: sono stato perseguitato"

Roma - Se la gode in silenzio Silvio Berlusconi. E, racconta chi lo sente al telefono, neanche la sortita di Antonio Di Pietro (convinto che nonostante l’assoluzione piena sia il Cavaliere a dover «fare le sue scuse alla giustizia») riesce a fargli andare di traverso la sentenza che sancisce la sua estraneità dalla vicenda Sme. «Assolto per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste con dodici anni di ritardo...», ripete più d’una volta il leader di Forza Italia. «Ormai - confida a un parlamentare - gli italiani hanno capito bene come stanno le cose, hanno capito che non è stata solo una persecuzione ma una super persecuzione. E un giorno se ne farà una ragione anche Di Pietro...».
Se il Cavaliere preferisce non entrare ufficialmente nel merito della querelle con l’ex Pm di Milano, diverso è l’approccio dei vertici di Forza Italia. Secondo Gaetano Pecorella, che oltre ad essere capogruppo azzurro in commissione Giustizia alla Camera è pure uno dei legali dell’ex premier, Di Pietro dimostra «ancora» di «avere un’idea approssimativa del processo penale». «Berlusconi - spiega Pecorella - non è stato assolto per insufficienza di prove ma perché il fatto non sussiste per quanto riguarda la causa Sme e perché non vi sono prove di un suo coinvolgimento nella corruzione dei magistrati. Insomma, nessuno chiede le scuse a Di Pietro ma sarebbe segno di lealtà riconoscere di avere sbagliato». Ironizza, invece, Renato Schifani. «Secondo l’ex Pm - attacca il presidente dei senatori di Forza Italia - dopo 12 anni di gogna non si deve parlare di accanimento ma di un errore dovuto. Ma allora che cos’è accanimento, attendere che nasca un nuovo Berlusconi ed iniziare a perseguitarlo sin da bambino?». Ben più duro, invece, l’azzurro Osvaldo Napoli che considera il ministro delle Infrastrutture «l’ultimo degli italiani a poter parlare con serenità delle vicende giudiziarie» del Cavaliere. Anche perché, attacca, «è stato processato e assolto per i 100 milioni ricevuti da D’Adamo e restituiti senza interessi» e «ha fatto campagna elettorale a bordo di una Mercedes di dubbia origine». Insomma, insiste Napoli, «se l’assoluzione di Berlusconi a suo parere non è limpida, anche la sua assoluzione non è stata altrettanto limpida». Non usa mezzi termini nemmeno l’ex presidente del Senato Marcello Pera. «Attesi al varco - scrive sul suo blog - ci sono cascati come una pera cotta: l’uno, Di Pietro, dice che dovrebbe essere Berlusconi a chiedere scusa alla magistratura; l’altro, D’Ambrosio, se la prende con la legge del falso in bilancio». Ma la verità, aggiunge il senatore azzurro, è che «si è provato che a Milano anziché perseguire reati si preferiva perseguitare imputati con l’idea di “rovesciare l’Italia come un calzino”».
Da An, invece, il portavoce del partito Andrea Ronchi invita ad aprire «amare riflessioni su certi momenti della giustizia italiana», mentre Maurizio Gasparri parla di un processo che «ha alterato la democrazia». Ragion per cui, dice, «bisogna incriminare per attentato alla Costituzione quanti hanno imbastito un processo che non aveva ragione di essere avviato e che ha influenzato i risultati elettorali». Per il segretario della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi, invece, «i sinistri» che hanno «messo sulla graticola Berlusconi per dodici anni» dovrebbero avere «il buon senso di chiedere almeno scusa». Mentre secondo il segretario del Pri Francesco Nucara «sarebbe ora che ci si dimenticasse una volta per tutta l’uso politico della giustizia».