Gioia Tauro come Beirut: autobomba, mutilato imprenditore

Attentato della 'ndrangheta. L’ordigno è esploso mentre l’ex patron del Catanzaro Antonio Princi, 41 anni, apriva la vettura: ha perso le gambe e le braccia

Filippo Marra Cutrupi

Gioia Tauro si ritrova, ancora una volta, immersa in un lago di sangue. L'attentato ai danni di Antonino Princi, 45 anni, pregiudicato, imprenditore molto noto in città, ma anche nel resto della regione, ha scosso e sta scuotendo il centro della Piana. L'ordigno posizionato sotto la vettura del commerciante ha generato un'eco che va ben al di là degli delitti che si consumano nella zona. In Calabria è tornata l'era delle autobomba, un'era che tutti speravano fosse scomparsa.
Ignoti, durante la notte hanno collocato sotto la sua Mercedes, un ordigno ad alto potenziale, che è scoppiato appena l’uomo ha inserito la chiave nella serratura dell’autovettura. Nell’esplosione, Princi è stata sbalzato ad oltre trenta metri, ed è rimasto gravemente ferito. Trasportato d’urgenza, prima al pronto soccorso dell’ospedale di Gioia Tauro, l’uomo subito dopo, visto la gravità delle sue condizioni è stato trasportato in eliambulanza presso il pronto soccorso degli ospedali riuniti di Reggio Calabria, dove gli sono stati amputati le gambe e le braccia. Le sue condizioni sono disperate e la prognosi è riservata. Sul posto sono giunti per primi gli uomini del commissariato di Gioia Tauro, diretto da Giuseppe Cannizzaro, e subito dopo quelli della squadra mobile reggina diretta da Renato Cortese, che hanno effettuato i primi rilievi. L'attentato avrebbe una matrice mafiosa. Secondo quanto è emerso dalle indagini della Polizia, l'ordigno sotto il vano motore della vettura potrebbe essere stato fatto esplodere con un comando a distanza azionato nel momento in cui si è avvicinato all'auto. Insieme alla Procura di Palmi, che sta svolgendo gli atti urgenti, sta indagando anche la Dda di Reggio Calabria. Un investigatore ha parlato di «un atto simbolicamente molto forte». L'ipotesi che viene seguita dagli investigatori è che l'attentato possa essere collegato ad una vendetta maturata negli ambienti della criminalità organizzata della Piana di Gioia Tauro. Princi, tra l'altro, è sposato con una componente della famiglia Rugolo, collegata alla cosca Mammoliti di Castellace di Oppido Mamertina. A Gioia Tauro sarebbe in atto uno scontro tra la cosca Piromalli e quella dei Molé, che un tempo erano alleate. Nell'ambito di tale scontro, il primo febbraio scorso, potrebbe essere maturato l'omicidio di Rocco Molé, di 42 anni, uno dei capi dell'omonima cosca. Gioia Tauro, da sempre, è un centro ad alta densità criminale. Nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha sciolto il Consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose.
L'imprenditore è un appassionato di calcio, nel quale si è direttamente impegnato. Dopo essere stato presidente del Delianuova, portando la squadra dalla prima categoria al campionato nazionale dilettanti, nell'estate del 2004 è diventato socio e vice presidente dell'Us Catanzaro, appena promosso in serie B, acquistando, insieme ad un altro imprenditore, il 48,33% del pacchetto azionario, per poi uscire, dopo due anni, dalla società.
Ma Catanzaro rimase nel cuore dell’imprenditore, tant’è che anche pochi mesi fa Princi ha manifestato la disponibilità ad acquisire il 100% del pacchetto azionario del Fc Catanzaro, la nuova società nata con il lodo Petrucci dopo il fallimento, avvenuto nell'estate del 2006, della vecchia società. Le trattative, però, non sono andate a buon fine e Princi ha rinunciato all'acquisto.