Gioielliere ucciso, morto anche un bandito

Alla vista dei rapinatori l’orafo, nonostante i mitra puntati contro, ha aperto il fuoco con la sua Beretta. Lascia una moglie e due figli

Marino Smiderle

da Abano Terme (Padova)

Un flash back, improvviso, e il tempo è tornato indietro, come una bobina che si riavvolge e si ferma dove la memoria ancora sanguina. Dodici anni fa Gianfranco Piras subì una rapina e quella disavventura lo aveva segnato per sempre. Per questo aveva deciso di tenere una Beretta semiautomatica dentro il cassetto. Se fossero tornati, avrebbe saputo lui come rispondere. Era un impegno che aveva preso con se stesso. Li aspettava nella sua elegante gioielleria, messa su con tanti sacrifici in via Jappelli, nella zona pedonale di Abano Terme, in pieno centro.
Ieri, poco dopo le 16, sono arrivati, puntuali, decisi, senza sapere che quella loro vittima designata, studiata con cura nei giorni precedenti, non era inerme. Piras ha riavvolto il nastro, deciso stavolta a scrivere un finale diverso. Ha visto il rapinatore entrare, ha visto i complici, i mitra spianati ma non ha calcolato che in tre contro uno le chance di successo erano nulle. Ha preso la pistola, ha sparato, ha colpito il più vicino, lo ha visto barcollare, cadere. Ma gli altri lo hanno sopraffatto, il salottino della sua gioielleria è diventato un inferno di piombo, pochi secondi, sufficienti però a scrivere un epilogo drammatico. Gianfranco Piras, 64 anni, sposato, due figli, è finito steso a terra, in un lago di sangue, crivellato dalle raffiche di mitra. Ha mantenuto l’impegno preso con se stesso: evitare la rapina. Ma ha pagato con la vita.
Per Abano è un pomeriggio maledetto. Fischiano le pallottole, dentro e fuori la gioielleria Piras. Dalla ricostruzione fatta dagli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Paola De Franceschi, sono quattro i rapinatori che prendono parte all’assalto. Uno resta al volante della vecchia Alfa Romeo, pronto a sgommare via; un altro, Emanuele Crovi, 32 anni, un giostraio con precedenti per rapina e scarcerato da appena quattro giorni dal Tribunale della libertà di Venezia, è quello che entra per primo e viene colpito dalla reazione del gioielliere; gli altri due sparano all’impazzata, freddano il commerciante e trascinano via il complice. Gli abitanti di questa zona centrale di Abano assistono sgomenti ma non impotenti: per ostacolare i rapinatori in fuga lanciano dei vasi di fiori dalle finestre, rischiando la pelle. Ma non si può dargliela vinta.
Eppure i malvienti riescono a scappare, dando gas all’auto, le gomme fischiano, prendono la strada che porta a Piove di Sacco, la zona dei giostrai, appunto. Crovi perde sangue, tanto sangue. È spacciato, lo sanno anche i complici che però si fermano davanti all’ospedale di Piove di Sacco, a 25 chilometri di distanza dal luogo della rapina, e lo scaricano davanti al pronto soccorso. Poi riprendono la fuga, forse con un’altra auto. I medici tentano l’impossibile per salvarlo, ma non c’è niente da fare. Il bandito morirà all’ospedale, senza riprendere conoscenza. Nel frattempo si scatena la caccia all’uomo, i carabinieri organizzano decine di posti di blocco, nel Padovano e nel Veneziano. Probabilmente hanno anche un’idea di chi siano i fuggitivi, ma fino a tarda sera, nonostante lo spiegamento di forze, dei banditi non c’è traccia. Fuori dalla gioielleria, intanto, ci sono i conoscenti di Piras che piangono. Lacrime di dolore e di rabbia. «I reati sono in aumento - sbotta l’onorevole Filippo Ascierto (An), eletto proprio nel collegio di Piove di Sacco - perché i rapinatori non vengono tenuti in carcere. Sono sempre gli stessi a compiere gli stessi reati». Lo sapeva anche Piras, incapace di rassegnarsi all’assenza di giustizia, e deciso a farsela da solo. A costo di morire.