Gioli: "In televisione? Non per fare la velina"

La stella della Nazionale azzurra gioca a Mosca: "Qui è molto dura, vedo mio figlio solo una volta alla settimana"

Daniele Bagnoli, l'allenatore che ha vinto tutto più volte, con la Sisley Treviso, allena i maschi della Dinamo Mosca, l'azzurra Simona Gioli da questa stagione gioca nella squadra femminile della stessa società, eppure non si sono ancora incontrati. «Non stupitevi - racconta la centrale di 31 anni, nata a Rapallo -, perché il volley donne è un mondo diverso da quello maschile e la capitale della Russia enorme. Bagnoli allena in tutt'altro palazzetto». Manuela Secolo gioca in Grecia, all'Olympiakos.

Come mai il volley esporta giocatrici della nazionale?
«Francesca Piccinini era andata a giocare in Brasile, prima di passare a Bergamo. Mirka Francia aveva ottenuto la nazionalità italiana e poi è andata a giocare in Turchia. È un'esperienza di vita e ovviamente la risposta a un'offerta economica importante. Per le feste sono rientrata in Italia dal 20 dicembre, ma a Santo Stefano ero a Basilea per un torneo, dal 30 a oggi sono rimasta con la famiglia. È dura».

Gabriele ha un anno e mezzo e va all'asilo, il suo compagno Vincenzo fa l'avvocato a Perugia.
«In genere vengono a trovarmi per una settimana una volta al mese. È l'unica maniera per far convivere la professione con la famiglia. Sarei egoista a pretendere di stravolgere le loro vite».

Come abbina il ruolo di mamma a quello di pin-up?
«La bellezza è molto soggettiva. Tanto di cappello di fronte a Cacciatori e Piccinini, non si può negare la loro avvenenza. Io ho sempre pensato soprattutto a giocare, non al contorno».

A fine carriera, magari, lavorerà in televisione?
«Non scarto niente, a priori. La pallavolo e la famiglia sono gli scopi principali delle mie giornate. Certo non andrei a fare la semplice valletta perchè non si addice al mio carattere».

È in grado di programmare un altro quadriennio olimpico?
«Mai dire mai. Più dell'anagrafe conta il fisico e come le compagne ho voglia di riscatto dopo l'eliminazione nei quarti di finale dell'Olimpiade. Nell'estate 2002 avevo chiesto di riposare e ho saltato la spedizione dell'oro mondiale in Germania, rifacendomi lo scorso anno alla Coppa del Mondo: titolo e premio di miglior giocatrice e miglior muro».

Mosca com'è?
«Molto bella. Mi sto abituando anche alla sua cucina. Usano troppe salse, qualche zuppa pesante e carne fritta, mi arrangiangio con carne alla piastra e pasta. Passo il tempo al computer e guardando la televisione. Mi alleno tanto, due volte al giorno».

Il volley è ancora lontano però dalla popolarità di calcio e basket maschili.
«Quando si vince, arriva molta pubblicità per le atlete. A Pechino la gente si aspettava molto da noi: se non mantieni le attese, l'indice di gradimento cala. I calciatori sono più fortunati, ma sono un mondo a parte, c’è troppo business. Il loro sport è sopravvalutato, in quasi tutto il mondo».