Giordano, il primo gol dell’ala destra di Prc

Roberto Scafuri

da Roma

Quando si dice l’ispirazione. Lui si godeva la «prima» del film «Mater natura» di Massimo Andrei, esordio cinematografico dell’onorevole Luxuria, proprio mentre l’altro Massimo (D’Alema) pronunciava il suo «Non andrei». Quando si dice il colpo d’occhio e la passione politica. Lui anni fa tenne un comizio nella Bassa padana assieme all’alter ego Nicky Vendola. Successone, un militante si fa largo per salutarlo. Lui gli stringe la mano, calorosamente, e letteralmente stacca il braccio posticcio del compagno, invalido. «Franco, re-sti-tu-i-sci-glie-la!», intima Nicky con uno sguardo atterrito. Lui lo guarderà (per quell’unica volta) con odio: «Che vuoi che- ne-fac-ci-a?». Quando si dice (retoricamente) una vita da mediano. Lui, vero incrocio transgenico tra Furino e Benetti, in realtà giocava da prodigioso folletto all’ala destra nella Rifondazione Football Club: maglia rossa, stemma falce e martello messe in modo da formare una «erre». Baricentro basso, piedi buoni «perché hanno calpestato la terra di Puglia», scatto e dribbling insospettabili, una spina nel fianco per le difese avversarie (spesso vigilantes del Prc, tutti cossuttiani arcigni e fallosi).
Insomma, quando si dice Franco Giordano, da ieri si pensa ormai al prossimo segretario di Prc, designato ufficialmente dal «capo» eppure restio come sempre a parlare di sé, del proprio destino, del proprio lavoro, della vita privata. Quasi quasi si sente «costretto» nella nuova veste di «candidato naturale alla segreteria»: «Proprio non volevo, ma me l’ha chiesto Fausto e come facevo a dirgli di no». Eppure, fin dal principio della campagna elettorale, in un Transatlantico di Montecitorio deserto di parlamentari e giornalisti curiosi, Bertinotti veniva a incontrarlo per un lento, ma inesorabile, passaggio di consegne. Sfida alla scaramanzia? Forse solo prudente programmazione, visto che gli incontri non erano segreti, ma il parlottio fitto fitto, continuo, sorprendente, visto il luogo e le possibili alternative. Ma forse era soltanto Fausto che prendeva confidenza con i tappeti rossi di Montecitorio. E dunque lui, Franco, nelle vesti di capogruppo-anfitrione.
Il partito della Rifondazione con Giordano gioca sul sicuro. Rispettato dalle opposizioni interne, il segretario in pectore - cui verrà risparmiata l’umiliante condizione del «reggente», visto che sarà eletto dal Comitato politico nazionale a elezione di Bertinotti compiuta - non è un mago dell’organizzazione ma di sicuro un «mediatore forte». Nel senso che costanza e determinazione riescono spesso a fargli mantenere la rotta senza grosse deviazioni. Miracoli anche di una bonaria prolissità per i temi che Giordano ritiene importanti e importante fissare nell’interlocutore. Si ricordano con vago terrore- paragonabile per intensità a quello suscitato dall’ennesimo dibattito su «Corazzata Potemkin» - i suoi discorsi sui «giovani disoccupati» quando era responsabile Lavoro della Fgci. Oggi le sue dichiarazioni cominciano spesso senza sorprese con: «È del tutto evidente...».
Le «evidenze» di Giordano sono inscritte in un fisico «compatto», più che robusto, capace di celarne per paradosso tratti delicati e sognatori. Quelli condivisi con il «fratello spirituale» Nicky Vendola, soprattutto. Affinità scritte nel destino: nati nello stesso giorno, il 26 agosto (1958 Nicky, 1957 Franco). Entrambi a Bari, entrambi ingraiani, entrambi a scuola di politica nella Fgci con Luciana Castellina (di quegli anni anche il sodalizio amicale con Pietro Folena, da lui oggi traghettato in Prc). Entrambi appassionati di calcio ma, come nelle migliori famiglie, Franco da juventino e Nicky da milanista. Entrambi riservati sulla vita privata, ma Franco forse ancora di più. Separato, un figlio che si sta facendo strada come regista (il papà ha una passionaccia per il cinema), Giordano oggi ha una nuova compagna con la quale condivide speranze e sogni. Uno su tutti: pianta viti in Umbria aspirando a un vino d’eccellenza. Non è escluso che dalla prossima vendemmia si cominci a fare proprio sul serio, d’altronde la botte piccola nasconde sempre il vino migliore.