Giordano: "La riforma? Conviene anche a Prodi Il tempo è strettissimo"

Il segretario di Rifondazione: "Il referendum sarebbe devastante e drammatico. Con i listoni tanti partiti e addio governabilità"

Roma - Segretario Franco Giordano, la riforma elettorale è un vero pasticcio.
«Se ci troviamo in difficoltà è per colpa di chi ha messo in campo il referendum. Ma la legge elettorale dobbiamo farla assolutamente e i tempi sono strettissimi».

Per voi uno spauracchio, questo referendum.
«Il referendum sarebbe devastante per il Paese perché nega qualsiasi forma di soggettività politica».

Traduca.
«Se venisse approvata la proposta referendaria ci sarebbe un problema drammatico nella funzionalità del sistema».

Ovvero?
«Negherebbe a tutti la stessa possibilità di porsi come soggetti politici. Si rende conto che persino il Pd si troverebbe nella necessità di presentarsi in un listone, rinunciando al proprio simbolo nella sua prima prova elettorale?».

Anche Rifondazione finirebbe cancellata.
«Non credo, ma è chiaro che le proposte referendarie moltiplicherebbero la frammentazione: spunterebbero infiniti partiti personali, ognuno dei quali con accresciuto potere di contrattazione rispetto al listone. Addio governabilità».

A tale proposito, si dice che sotto sotto il governo tifi per il referendum.
«Ricordo solo che alcuni esponenti del governo stanno tra i referendari».

Prodi uscirebbe rafforzato dal fallimento di Veltroni?
«Se il referendum arrivasse in porto si creerebbe un’instabilità molto più grande e grave di quella odierna. Non parlo per noi, ma tutti i partitini vedrebbero aumentare il proprio potere contrattuale e ciò porrebbe enormi difficoltà al governo. Per questo dico che la migliore scelta possibile, anche per Palazzo Chigi, è quella di fare al più presto la legge elettorale».

Dicono che abbiate frenato Prodi sulla riforma radiotelevisiva e su quella per il conflitto di interessi.
«Sciocchezze. Abbiamo appena presentato a Prodi la nostra proposta per risolvere il conflitto di interessi, che resta una priorità. Siamo contrari a logiche di scambio tra legge elettorale, conflitto di interessi e riforma del sistema tv».

Ma non può negare che tra i vostri alleati qualcuno strumentalizza queste leggi per boicottare l’accordo sulla legge elettorale.
«Dico soltanto una cosa: spiace che alcuni che finora hanno tralasciato il tema del conflitto di interessi se ne ricordino oggi... ».

L’asse Veltroni-Berlusconi-Prc regge ancora?
«Noi dialoghiamo con tutti, a maggior ragione con il primo partito dell’opposizione. E siamo contenti che oggi il fronte di chi vuole l’accordo si stia allargando all’Udc e ad altri... ».

A tutti, tranne i vostri compagni della Sinistra arcobaleno: Pdci e verdi. La Cosa rossa è nata morta.
«Non enfatizzo le differenze e faremo in modo che si possa determinare una soggettività unitaria anche a sinistra. Preferisco ricordare che nonostante certe divisioni e differenze, oggi uniti abbiamo presentato a Prodi una piattaforma di proposte concrete».

La famosa verifica che Prodi negava.
«La verifica è in atto. Oggi abbiamo posto i nostri punti su welfare, salari e rinnovi contrattuali. Dai nostri calcoli, ci sono almeno 12 miliardi di euro che possono essere messi in campo per la redistribuzione».

La Cosa rossa esiste in economia e svanisce sulla legge elettorale. Non c’è giorno che il Pdci non vi attacchi: la soglia del 5 per cento li fa imbufalire.
«No comment sugli attacchi. C’è chi dice che dietro la volontà di abbassare la soglia di sbarramento ci possa essere quella di non volere il soggetto unitario. Ma sono sicuro che non sia così. E ricordo che le divisioni ci sono anche nel Pd, dove ci sono persino tanti referendari, e nel centrodestra».

A oggi quante probabilità di accordo ci sono?
«Dobbiamo evitare a tutti i costi l’errore che fece la Cdl con la legge elettorale, e far decollare la bozza Bianco in Parlamento».

Una bozza che non piace a nessuno.
«Si può migliorare nel dibattito parlamentare. Ridurne i caratteri maggioritari, andare come si sta facendo verso un effettivo proporzionalismo».

E sbarramento al 5 per cento, tanto per far contento Diliberto?
«Sì, al 5. Alla tedesca».