Giorgio ha già vinto un milione di euro

Paolo Giordano

nostro inviato a Sanremo

Poi uno dice il Festival. D’accordo è una sfacchinata e, per dire, Panariello è al lavoro da maggio, quando sono iniziati i primi contatti con le case discografiche. E d’accordo, Sanremo è sempre Sanremo e quindi liberi tutti. Però, alla fine, ne vale decisamente la pena, con buona pace delle (quest’anno limitate) ansie per ascolti tv, controprogrammazioni e pinzillacchere varie. «Non so, io non mi occupo di soldi, lo fa qualcuno al posto mio. Dopotutto il mio lavoro è fare lo spettacolo», aveva paciosamente annunciato Panariello domenica mattina al suo esordio sanremese in sala stampa. D’accordo. Però, quando sabato sera scenderà per l’ultima volta il sipario su quest’edizione, lui avrà portato a casa un milione di euro, esclusi (forse) i compensi per le telepromozioni. A conti fatti, sono circa duecentomila euro a puntata, quattrocento milioni di vecchie lire come diceva Bonolis, che comunque in materia è un esperto. Che scandalo, si dirà. Invece no. Nell’ambiente i compensi sono questi e, tanto per fare qualche esempio, l’anno scorso qui a Sanremo Antonella Clerici, che era la valletta ruspante di Bonolis, ha ricevuto un assegno da centomila euro; Federica Felini, cioè la valletta ansimante, da settantacinquemila. I cantanti in gara prendevano 45mila euro di rimborso spese se erano big, oppure 16mila se giovani. E ai superbig stranieri, da Hugh Grant a Mike Tyson, la Rai garantiva un bel gettone da 100mila euro tondi tondi per pochi minuti in video. Comunque Panariello (che non è un contratto quadro ma solo un collaboratore pagato a puntata e quindi non paragonabile ai suoi predecessori «interni» Ventura e Bonolis), non è distante dalla media generale e neppure dalla sua, visto che per presentare gli show del sabato di Raiuno legati alla Lotteria Italia percepiva un compenso simile o lievemente inferiore. Rimane il contorno. Nel 2005 la Sipra, che è la concessionaria di pubblicità a viale Mazzini, stimava di raccogliere per l’attesissimo Festival del 2005 circa 15 milioni di euro per la vendita di spot e telepromozioni. Ma quest’anno l’incasso (non ci sono ancora i dati precisi) rischia di essere inferiore per tanti motivi: la mancanza dell’effetto-Bonolis, il clima preelettorale che impone più oculatezza, la minor attesa per un Festival che non è stato cucinato con le opportune dosi di polemiche e malignità. Insomma, si è ridotto tutto tranne il compenso del presentatore. E a calare è probabilmente anche il budget a disposizione per ospiti e supervip da spacciare all’Auditel in quello che sarebbe il Festival della canzone, ma che il gigantismo televisivo obbliga ormai a ingrassare con attoroni, divette, nani e ballerine anche a costo di sembrare onnivoro e indigeribile.