Giorgio

L’anno scorso alcune organizzazioni islamiche in Inghilterra chiesero la rimozione della croce di s. Giorgio perché offensiva nei loro confronti. Ma, quantunque il Regno Unito sia all’avanguardia del politicamente corretto, quella volta li mandò a quel paese. Infatti, la Gran Bretagna è, da sempre, la «monarchia di s. Giorgio», la cui croce rossa in campo bianco sta nella sua bandiera nazionale insieme a quella di s. Andrea e, da sola, su quella della gloriosa marina britannica. Gli inglesi hanno, con questo santo militare decapitato sotto Diocleziano, un rapporto tutto speciale. Lord Baden-Powell mise sotto la sua protezione i suoi boy-scout. Il re Edoardo II lo scelse come protettore nel 1348 perché s. Giorgio già proteggeva i mitici cavalieri della Tavola Rotonda. Durante le Crociate apparve diverse volte alle truppe cristiane, spesso guidandole alla vittoria. Apparve in sogno anche a Riccardo Cuor di Leone. A lui dovette il re Enrico V la vittoria di Azincourt sui francesi nel 1415. La sua fu l’unica festa «papista» che lo scismatico Enrico VIII dovette conservare nel regno. Ma non solo gli inglesi sono devoti a s. Giorgio. È incredibile il numero di città, Paesi e organizzazioni che si riconoscono in questo santo. Russia, Georgia, Baviera, Serbia, Lituania, Ungheria, e poi Genova, Barcellona, Beirut eccetera. Giorgio è, ovviamente, patrono dei militari e degli armaioli. La sua icona classica, quella in cui a cavallo combatte contro il drago, è stata rappresentata dai migliori maestri di ogni tempo e luogo. Una venerazione millenaria per un santo di cui si sa molto poco.
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