Il Giornale dà le notizie e finisce sotto inchiesta

I magistrati capitolini potrebbero chiedere il rinvio a giudizio di Franco Sensi e Sergio Cragnotti per falso in bilancio

da Roma

Sott’inchiesta per aver favorito quella frangia ultras della Lazio che ha poi accusato il Giornale di aver parlato di presunti legami fra alcuni tifosi biancocelesti, l’ex bomber Giorgio Chinaglia e la criminalità organizzata campana. Sembra un paradosso, ma è così. Nel confermare le indiscrezioni del Giornale su un’inchiesta in tal senso, la procura di Roma ha ufficializzato ieri l’apertura di un fascicolo dove si ipotizza addirittura il reato di favoreggiamento personale, oltre a quello di violazione del segreto d’ufficio.
Nel mirino, dunque, i cronisti Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica, autori di un articolo pubblicato il 18 maggio scorso. Sotto al titolo «L’ombra della camorra sugli attacchi a Lotito», nel pezzo si dava conto di una serie di intercettazioni fra alcuni supporters laziali e «Long John», da mesi in corsa per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza della società sportiva romana, e indagato precedentemente dalla Dda di Napoli in un’inchiesta per riciclaggio. A forza di lavorare su un esposto-denuncia per estorsione inoltrato dallo stesso presidente Claudio Lotito, gli inquirenti sarebbero infatti incappati in alcune telefonate giudicate «interessanti» per il filone, seguito con estrema riservatezza dal pubblico ministero Cennicola insieme alla polizia della capitale. Un filone, va detto, che non esclude la possibile cointeressenza fra le clamorose proteste della tifoseria contro l’attuale proprietà (all’apparenza ingiustificabili, vista l’annata straordinaria di una squadra scampata a stento al baratro della retrocessione nella scorsa stagione, e su cui nessuno scommetteva a inizio campionato) e la discussa scalata alla società biancoceleste del gruppo ungherese che sta dietro a Giorgio Chinaglia legato, a sua volta, all’imprenditore Giuseppe Diana, indagato per associazione camorristica ed estorsione perché sospettato di essere un prestanome del clan dei Casalesi.
Stando alle indiscrezioni pubblicate, l’ipotesi di lavoro del pm Cennicola riguardava tre aspetti: «L’aspirazione dell’entourage di Chinaglia a rilevare la Lazio pagando 21 milioni di euro che per la Dda sono frutto del riciclaggio di denaro sporco in Ungheria; la violenta contestazione in atto da mesi contro Lotito nonostante la squadra abbia già raggiunto risultati lusinghieri, e la criminalità organizzata».
Il Giornale, di fatto, pubblicando indiscrezioni sull’inchiesta in corso (della quale peraltro si era fatto velatamente cenno in precedenza anche in alcuni siti internet di tifosi biancazzurri) secondo quanto sostenuto a piazzale Clodio è accusato d’aver «spifferato a mezzo stampa» ai cinque ultras la loro scomoda posizione: di indagati e intercettati. Ma l’inchiesta sul Giornale non è la sola aperta dalla procura di Roma in relazione alla reiterata fuga di notizie riguardanti l’informativa dei carabinieri e le intercettazioni collegate all’inchiesta sul calcio. Il procuratore capo Giovanni Ferrara ha affidato gli accertamenti al pm Giuseppe De Falco, che procederà anche per rivelazione del segreto d’ufficio a carico di pubblici ufficiali al momento ancora da identificare. I fascicoli contengono gli articoli di stampa che più avrebbero indispettito l’autorità giudiziaria. In particolare quelli collegati alla divulgazione di stralci dell’informativa della procura di Napoli, redatta ad aprile dell’anno scorso dai carabinieri del Reparto Operativo di Roma. A cominciare dalle intercettazioni riguardanti i ministri Giuseppe Pisanu e Domenico Siniscalco.