Il giornale più spazzatura d’America potrà vincere il Pulitzer

New YorkBello, giovane e popolare, si era candidato alla presidenza degli Stati Uniti nel 2008 portandosi dietro una moglie ammalata di cancro, cercando voti e simpatia. Ma il senatore democratico della Carolina del Nord, John Edwards, aveva un'amante dalla quale aveva avuto una figlia illegittima e con la quale aveva spesso dei rendez vous notturni nei migliori alberghi della zona. La moglie lo sapeva e taceva; gli americani non sospettavano nulla, ma un reporter del settimanale National Enquirer, il rotocalco scandalistico più famoso d'America, li aveva aspettati nella hall dell'albergo, bloccando il senatore, alle tre del mattino, con una domanda: «Ma lei cosa ci fa qui?». Una settimana dopo, sbattuto in prima pagina sul rotocalco, quello scoop avrebbe distrutto il possibile rivale di Barack Obama. Certo, non era stato il lavoro giornalistico dei due reporter del Washington Post che avevano fatto crollare la presidenza di Richard Nixon, ma ieri gli organizzatori del Premio Pulitzer hanno accettato la candidatura del tabloid da supermercato e l'hanno ammesso al novero dei candidati per il prestigioso Oscar del giornalismo.
La direzione dell'Enquirer aveva chiesto di esser presa in considerazione proprio per aver smascherato Edwards, citando quasi novant'anni (era stato fondato nel 1926 da un amico del magnate William Randolph Hearst come The New York Evening Enquirer) di «grande giornalismo».
I reporter del settimanale - più detective che giornalisti - negli anni avevano scoperto miriadi di scoop su personaggi come O.J. Simpson, Monica Lewinsky, Mel Gibson e Michael Jackson. Ma adesso in molti si domandano se questo tabloid abbia veramente diritto ad ambire al più prestigioso premio giornalistico degli Stati Uniti. L'amministratore del concorso, Sig Giggler, ha semplicemente dichiarato che la richiesta dell'Enquirer è in regola con le formalità del premio, che ammette alla candidatura pubblicazioni o siti di notizie con sede negli Stati Uniti e con frequenza meno che settimanale. E che l'Enquirer correrà in 2 categorie: giornalismo investigativo e copertura di news nazionali.
L'Enquirer deve tutto al genio di un suo vecchio direttore, l'italoamericano Generoso Pope II, che si era fatto finanziare dal boss mafioso Frank Costello in cambio di non citare mai la mafia. Con titoli orribili come «Una madre bollisce sua figlia e se la mangia» (del 1962) e reportage sull'occulto, sulle tresche di Hollywood e sugli Ufo, il rotocalco, agli apici del successo, nel 1966 era arrivato a vendere un milione di copie.
«Ho ideato il giornale osservando la curiosità morbosa della gente quando si ferma in strada ad osservare un incidente», aveva raccontato Pope sul letto di morte. Ma forse non si sarebbe mai aspettato che anche il Pulitzer s'inchinasse, pochi anni dopo, al “giornalismo spazzatura”.