«Il Giornale» sventa il ricatto: perché la Mussolini l’accusa?

Ormai i dibattiti televisivi non sono più luoghi in cui si può discutere anche animatamente su posizioni diverse, con diverse animazioni e agitazioni dalle quali può anche uscire lo scontro verbale nel quale io mi sono distinto con compiacimento o disappunto di molti, ma che è comunque un elemento dialettico, non una rivendicazione di parte lesa e offesa o di parte, minacciosa e offensiva. Sono diventati invece una corrida dentro la quale vengono scatenati soggetti non interessati a discutere ma a protestare, lamentarsi, vendicarsi. L’obiettivo di ottenere non una discussione ma un parapiglia, fino ad arrivare agli schiaffi o ai baci, come è accaduto l’altro ieri, era scientificamente perseguito da Cesare Lanza, che, come autore della domenica di Canale 5, dopo alcune mie liti sorgive, e cioè imprevedibili, soprattutto a me stesso, come quelle con Alessandra Mussolini e Alessandro Cecchi Paone, li invitava per farmeli trovare a mia insaputa, o con improvvisa irruzione in studio, certo di una mia reazione non soltanto di sorpresa, ma anche di disappunto e di alterazione. Era un gioco sporco, con prevedibili benefici di ascolto, ma era in qualche modo annunciato dalla denominazione dello spazio: Ring.
Quella televisione, nonostante i successi effimeri, non ha ottenuto un riconoscimento. Ma, evidentemente, ha lasciato un’impronta se, a Mediaset come alla Rai, si fatica ad uscire dal clima di rissa anche soltanto nella contrapposizione dialettica per l’improvvisa accensione dei cosiddetti opinionisti, ma soprattutto per l’irruzione calcolata di animali da combattimento, con il pretesto del diritto di replica o della cronaca vera. Vengo invitato a un dibattito su ricatti e schizzi di fango, e subito il tema si focalizza sulla Mussolini e sul Giornale che ha pubblicato, con bella fotografia della presunta vittima, notizia del ricatto, via Palazzo Chigi, con l’offerta di un filmato in cui si vedrebbero la parlamentare italiana con un esponente parlamentare europeo, della Fiamma tricolore, in atti di esplicita intimità. Sono invitati a discuterne il direttore de Gli Altri Piero Sansonetti, Diaco, l’autore dell’articolo su il Giornale, Gianni Pennacchi, e il soprascritto. C’è materia; infatti, subito, l’abile Sansonetti esibisce una proposta spiazzante: il disarmo dal pettegolezzo dilagato come mai prima nel mondo politico, attribuendo ai giornali senza distinzione, il degrado dei tempi. Non sarebbero dunque i fatti ma le notizie, soprattutto se relativi a questioni private, ad avere inquinato il clima politico e anche il giornalismo. Tesi abbastanza discutibile, ma sufficiente a giustificare la nostra presenza per una animata discussione.
E invece no. Dopo cinque o sei minuti, evocata e certamente invitata, ma forse inattesa per non avere dato conferma, irrompe in studio la Mussolini. Con consumata abilità teatrale, e da subito ballonzolando come un torero (pur essendo il toro) dinnanzi a un disarmato, delicato Pennacchi, colpevole di avere raccontato la storia del filmino galeotto e del ricatto al presidente del Consiglio e dell’offerta a il Giornale del filmato stesso, lo ha apostrofato, con esuberanza napoletana e rivendicazioni di lealtà tradita da parte di Feltri, direttore di un giornale politicamente «amico», come «Pennacchi-Pernacchi»: Pernacchi qua, Pernacchi là. Scorrettezza manifesta, grande fotografia per accrescere le vendite senza rispetto per la vittima, autodichiarata per tale senza contraddittorio e senza alternative. E ogni discussione sospesa in favore della sceneggiata. In questa improvvisa situazione, il tema del dibattito, sostanzialmente sopraffatto, trovava ragione di allargarsi, ma senza possibilità di sviluppo, tra insulti e grida.
Deve, cioè il direttore di un giornale, nascondere una notizia che riguarda un amico o un politico di orientamento affine a quello, nel caso dichiarato, del Giornale? Insomma se Verdini uccide la moglie, il Giornale ignora il fatto per non danneggiarlo? Così sembrava pretendere la Mussolini insultando «Pernacchi» per aver scritto un articolo nel quale si rendeva conto di un ricatto sventato, anche grazie alla indisponibilità de il Giornale ad acquistare il materiale offerto.
Ora le questioni che si pongono sono varie, oltre a quelle del diritto di cronaca e di informazione per giornali «amici» verso politici amici: esiste il filmato? E la Mussolini è colta in posizioni compromettenti? Ha ragioni di vergognarsi, o può correre il rischio? Magari sta semplicemente camminando per strada con un supposto amante. E dunque: non tollera l’indiscrezione de il Giornale perché il fatto non è vero, o perché, anche essendo vero, non c’è alcuna ragione di farlo conoscere? Infatti, non essendo né Clinton né Berlusconi, non avendo responsabilità di governo può andare a letto con chi vuole, danneggiando il solo marito. La notizia ci potrebbe essere se fosse l’amante di Sansonetti o di Pecoraro Scanio. Dunque perché la Mussolini si agita in televisione imprecando contro Pennacchi-Pernacchi e Feltri. Perché il fatto non è vero? Perché il filmato non esiste? O perché il ricatto doveva rimanere segreto? Il Giornale non ha confermato la storia o rilevato il pettegolezzo, ha denunciato il ricatto indicandone la fonte. Quale danno lamenta la Mussolini? Se il fatto è vero è un pettegolezzo conosciuto come è accaduto in tante altre occasioni, per tanti altri personaggi, che, in quanto tali, sono esposti alla curiosità dei giornali, quotidiani e soprattutto settimanali. E dunque dove è il problema? In cosa la Mussolini è stata offesa o sputtanata? Se il fatto non è vero - pur essendo vero il ricatto - in breve tempo passerà da colpevole di scopata privata (reato non gravissimo e non penale, e praticato da molte donne di destra e sinistra, a destra e a sinistra) a vittima di un odioso ricatto cui nessuno ha ceduto.
Nell’un caso o nell’altro la sua onorabilità, anche per la coerenza politica erotica, non apparirà scalfita. Non sono gli amanti; soprattutto di diverso sesso, a compromettere la credibilità di un politico come dimostrano le vicende di Berlusconi. Il filmato assumerebbe un altro significato, visti i principi proclamati dalla Mussolini, se si fosse trattato della documentazione di un rapporto saffico con Rosy Bindi o con Rosa Russo Iervolino. Già meno grave con la Prestigiacomo o la Carfagna per incoerenza sessuale mitigata dalla coerenza politica. Ma dove è la notizia o lo scandalo nel fatto, annunciato da un ricattatore ingenuo, con richiesta di cifre iperboliche, che la Mussolini abbia avuto una relazione, con gli atti conseguenti e prevedibili, con un esponente, maschio, della destra? Di cosa allora stiamo parlando? Dove è finito il dibattito?