Il giornale Usa

Città del risotto e delle settimane della moda. Ma Milano, «questa venerabile città, sta diventando un’area a tolleranza zero per i rom». Attacca così l’articolo sparato ieri in prima pagina dal Washington Post. La polemica sui rom finisce Oltreoceano. Tre giornalisti americani accompagnati da un interprete hanno passato al setaccio la settimana scorsa i campi di Triboniano e di via Idro, hanno parlato con i nomadi, le associazioni del terzo settore, gli esponenti di Lega e Pdl. E l’idea che si sono fatti è riassunta nel titolo: «L’Italia chiude le porte agli zingari». Denunciando «un aumento di criminalità causato dai nuovi arrivi di immigrati rom - scrive il Wp -, le autorità si stanno preparando a smantellare il più grande campo autorizzato di Milano, Triboniano, una baraccopoli dove vivono musicisti di strada e lavoratori alla giornata che le autorità giudicano un covo di ladri». Il quotidiano racconta che Milano sta anche «radendo al suolo centinaia di piccoli campi improvvisati dove vivono gli ultimi arrivati» - leggi, le baraccopoli abusive che raccolgono la protesta dei quartieri - e «sta diffondendo avvisi di espulsioni di massa tra le famiglie rom che vivono in un altro campo presente da tempo nel quartiere a più alto tasso immigrati della città» -: per il vicesindaco Riccardo De Corato, scrive il giornale, «sono persone dalla pelle scura, non europei come me e lei. Il nostro obiettivo finale è non avere più campi rom a Milano». Parole smentite da De Corato: «C’era un interprete, non ho mai detto quelle parole, l’interprete avrà tradotto male». Difende invece «la linea dura contro i campi abusivi, certo che vogliamo azzerarli. E avanti con la linea del rigore per alleggerire quelli regolari».
Negli ultimi due anni, ricorda il quotidiano americano (e sono cifre che il Comune ci tiene a diffondere) «dal capoluogo lombardo sono stati espulsi 7mila rom, mentre sono stati rasi al suolo 346 campi illegali». Il Wp riepiloga la vicenda delle case popolari prima garantiti dal prefetto-commissario straordinario all’emergenza rom e su cui c’è poi stata la retromarcia dopo la protesta dei quartieri, di Lega e Pdl, e infine la presa di posizione del ministro Maroni e del sindaco Moratti. Il caso come si sa non è ancora risolto: domani il prefetto incontrerà i rappresentanti di Caritas e Casa della carità per proporre soluzioni alternative agli 11 appartamenti per cui il terzo settore ha già fatto firmare contratti alle famiglie, potrebbero essere sostituiti con cascine in periferia messe a disposizione dall’immobiliarista Salvatore Ligresti.
L’approccio duro di Milano, prosegue invece il quotidiano Usa, «contrasta in modo netto con quello adottato da Roma. Lì, il governo locale sta trasferendo i rom in campi che prevedono misure di sicurezza più rigide e sotto stretta videsorveglianza, ma anche con migliori condizioni igieniche. Agli immigrati rom provenienti dell’Europa orientale verranno concessi 4 anni di tempo per trovare lavoro e iscrivere i figli a scuola. Quanti ci riusciranno potranno avere accesso alle case popolari. GDa nessuna parte, sostiene invece il quotidiano, la campagna anti-rom «è stata aspra come a Milano».