Il giornalismo travestito

Continuo a pensare che il servizio sui parlamentari drogati, quello delle Iene, fosse una schifezza. Mentre continua a non essermi chiaro, per il resto, se quelli delle Iene facciano dei gran pezzi di giornalismo che poi sono costretti a mortificare con un linguaggio un po' scemotto, talvolta, oppure se è proprio quel linguaggio un po' scemotto a permetter loro di realizzare, talvolta, dei gran pezzi di giornalismo. Lo dico perché ho visto dei servizi, martedì sera, che rispetto al giornalismo di serie A difettava soltanto di un linguaggio serioso. C'era un reportage sulla Napoli di Scampia (la vita di due ex spacciatori monitorata a un anno di distanza) che per cura e impegno vale cinquecento di quei reportage spesso raffazzonati dai quotidiani. Idem per un servizio in cui si acquistava cocaina in mezza Italia e la si faceva analizzare da un laboratorio, così da far comprendere che accidenti di schifezze ci avessero mischiato dentro. Un servizio sull'effettivo funzionamento del Monte dei Pegni di Milano, poi, non privo di una sensibilità non sempre facile a una Iena, era qualcosa che semplicemente non avevo mai visto. E una morale specifica non ce l'ho, a parte la solita: che a definire il giornalismo ufficiale, oggi, è sempre meno l'effettivo contenuto e sempre più la formalistica confezione. C'era più giornalismo in un minuto delle Iene, martedì, che nell'intera carriera di tanti impiegati della notizia.