Il giornalista va bene solo se è «amico»

Il potere reale dei ministri e dei vice-ministri di quel governo da opera buffa che Romano Prodi sostiene di guidare è, in effetti, pari a quello che può esercitare un vice-travet assunto in prova con contratto trimestrale: pericolosamente prossimo allo zero. E non perché Costituzione e leggi della Repubblica impediscano ai signori componenti dell’esecutivo di dispiegare facoltà e possibilità d’intervento, ma perché il governo del Professore è vittima delle sue lacerazioni, soffre di schizofrenia ideologica e operativa ed è congelato nell’immobilismo più desolante.
Ministri, vice-ministri e sottosegretari soffrono – è umanamente comprensibile – e cercano di compensare con un’arroganza che è inversamente proporzionale alla loro irrilevanza. Passano la maggior parte del tempo a dichiarare, anche a chi non vorrebbe ascoltarli, il logoro motto del «Lei non sa chi sono io», con un disprezzo profondo per le ragioni e per lo stile della democrazia vera.
Prendete Vincenzo Visco. Il caso Speciale ne ha azzerato credibilità e prestigio, il vice-ministro è soltanto un indagato al quale la prudenza consiglierebbe di fare cento passi indietro per evitare a se stesso e ai suoi compagni di strada più meschine figure. E invece no. Visco diventa aggressivo e insolente, oggettivamente minaccioso. Con chi? Coi giornalisti, ovviamente. Coi giornalisti che rischiano di essere stirati da un potere illiberale – occhio a Mastella – che chiede loro di allinearsi o di rifugiarsi in un’area marginale esposta ai venti dello strapotere, delle multe esorbitanti, del disagio costante di una persecuzione annunciata.
Forse Vincenzo Visco è stanco, provato da un’infelice stagione politica. Ma come si fa a dire, a margine di un convegno, a due giornalisti del Secolo XIX una frase infelice come «Io con voi non parlo»? E perché una delle guardie del corpo del vice-ministro ha minacciato gli stessi giornalisti di «sbatterli fuori»? Il perché lo sappiamo. Il Secolo XIX ha pubblicato notizie e articoli che Visco non ha gradito e questo, nella logica degli arroganti impotenti, è una colpa gravissima.
Questi campioni del centrosinistra, qualche anno fa, ci hanno tormentato col ritornello falso della libertà di stampa in pericolo per colpa del governo di centrodestra. Adesso sono loro a governare, si fa per dire, ma la libertà di stampa subisce oltraggi e attacchi mai registrati prima. Visco dichiara la sua antipatia operante, e minacciosa, ai redattori di un giornale che ha fatto soltanto il suo mestiere esprimendo critiche, D’Alema ha fatto di più vietando l’imbarco sull’aereo di Stato al giornalista della Stampa. Il quotidiano torinese aveva pubblicato una notizia sulle informazioni di un’agenzia investigativa privata americana che riferiva di conti sospetti off-shore.
Cerchiamo di essere chiari. I ministri post-comunisti certamente si sono mondati delle colpe ideologiche d’origine, ma continuano a sparare sui giornalisti non allineati, soggetti preoccupanti che evidentemente non rientrano nel loro schema. Ciò che preoccupa è che nella maggioranza non ci siano, di là delle parole vuote e delle affermazioni di convenienza, sedicenti moderati che abbiano memoria della tradizione e della storia della libertà di stampa in Europa e nell’Occidente.
Salvatore Scarpino