Giornalisti «colpevoli» di aver lavorato

Sono in tutto 35 i giornalisti liguri - tra cui 3 della redazione del nostro e vostro Giornale - a essere stati deferiti ai probiviri dell’Associazione di categoria, il sindacato che aderisce a livello nazionale alla sigla unitaria Fnsi-Federazione nazionale stampa italiana. La «colpa» dei deferiti, iscritti all’Associazione, è quella di non aver aderito agli scioperi indetti dal sindacato a settembre, ottobre e novembre: lo precisa un documento diffuso ieri dalla «Ligure» assieme a una serie di considerazioni che riguardano, fra l’altro, la solidarietà di categoria nella difficile vertenza contrattuale di questi ultimi mesi fra editori e redattori. Le iniziative di lotta come gli scioperi - è scritto nel documento - non vengono mai decise a cuor leggero, né si tratta di decisioni assunte in ristrette rappresentanze. E i questo senso anche la scelta del provvedimento che riguarda i 35 crumiri «non è stata fatta a cuor leggero, ma nel rispetto e nell’applicazione dello statuto sindacale», rinnovato sei anni fa e rivisto solo pochi mesi or sono. Gli scioperi - ricorda ancora l’Associazione - sono stati «decisi dalla conferenza nazionale dei Cdr, dalla Commissione contratto, dalla giunta consulta della Fnsi, con scelte ampiamente condivise e dopo confronti aperti e serrati, conclusi con u pronunciamento unanime». Quindi: per coerenza, tutti gli iscritti al sindacato devono uniformarsi e scioperare. Altrimenti scatta il deferimento ai probiviri per i provvedimenti del caso che, in linea teorica, possono andare dalla semplice censura all’espulsione.
Il lettore potrebbe legittimamente chiedersi, a questo punto, perché il deferimento ha riguardato «solo» tre giornalisti del Giornale, e non l’intera redazione che ha liberamente scelto di lavorare nei giorni di sciopero. In realtà, a contribuire fattivamente all’uscita in edicola del Giornale in quei giorni sono stati il caporedattore Massimiliano Lussana (non iscritto al sindacato), il caposervizio Rino Di Stefano, il vicecaposervizio Diego Pistacchi (non iscritto), Paola Balsomini, Piero Pizzillo, Ferruccio Repetti (non iscritto), Carlo Revello, Paola Setti e Marina Sirtori. Ma il sindacato - ecco spiegato l’arcano - si è limitato a prendere atto delle firme in calce agli articoli per dedurre, forse un po’ superficialmente, che solo gli autori dei «pezzi» avessero lavorato. L’ovvio dovere di trasparenza e di onestà intellettuale ci impone, pertanto, di «autodenunciare» la presenza lavorativa, nella nostra redazione, di nove giornalisti. Tutto ciò, anche in relazione all’improvvida iniziativa assunta dall’Associazione della stampa toscana che ha avuto l’idea di «segnalare all’Ordine dei giornalisti (cioè, all’Albo professionale, perché siano sanzionati, ndr) i colleghi non iscritti al sindacato che lavorando hanno tentato di vanificare la grande e continua mobilitazione» della categoria. Solo che, per replicare a questi sprovveduti del Diritto e della Costituzione, in particolare in merito alla libertà di lavoro e di sciopero, non occorre il Giornale. Bastano le leggi vigenti.