Giornalisti e sinistra in piazza contro i "bavagli" Siddi: "Via ddl Alfano e cause ai giornalisti"

A Roma con le bandiere del Pd e della Cgil. Bersaglio: Berlusconi. Iacopino, Ordine dei giornalisti: ho sbagliato piazza... Cicchitto: manifestano per una stampa e un tv da loro controllate. <a href="/a.pic1?ID=387994" target="_blank">Minzolini critica la manifestazione e la sinistra lo attacca, in nome della libertà di stampa...
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Roma - Ci sono due immagini che possono simboleggiare la manifestazione per la libertà di stampa: una è la folla che ha riempito piazza del Popolo (moltissime persone, anche se c'è la solita guerra dei numeri). L'altra è una foto su un cartellone: ritrae il premier dietro le sbarre. Probabilmente è l'auspicio di molti di quelli che sono scesi in piazza. "No all’informazione imbavagliata". E' la richiesta forte della Federazione nazionale della stampa (Fnsi). In piazza decine di migliaia di persone: trecentomila per gli organizzatori (60mila secondo la Questura). Non avrebbero dovuto esserci bandiere di partito, per simboleggiare la trasversalità della battaglia. Ma in realtà ce ne sono tante. Soprattutto del Pd e della Cgil. La protesta, al di là dei principi ha due obiettivi politici: abolire il ddl Alfano sulle intercettazioni e far ritirare, da Berlusconi, le cause contro alcuni giornali. A indicarli è il segretario della Fnsi, Franco Siddi. Tra i più applauditi al suo arrivo in piazza del Popolo è Roberto Saviano, simbolo della lotta contro la camorra.

Unico bersaglio: il premier In piazza quasi tutti gli striscioni sono contro Berlusconi. "L’informazione ci rende liberi, Papi ci rende schiavi", recita uno dei cartelli. "Voglio, posso, comando... la buonanima era un santo, in confronto a Silvio" recita un altro. E in piazza c’è anche la foto di Berlusconi che, al fianco di Putin, con le dita minaccia a mo' di mitra: "Alla stampa loro rispondono cosi". Alcuni indossano le magliette con la scritta "Farabutti", per scimmiottare le parole del premier. Gli esponenti dell’Usigrai indossano t-shirt nere con la scritta: "Siamo tutti farabutti".

Siddi: "Non cerchiamo nemici" Nel suo intervento Franco Siddi, segretario nazionale della Fnsi, ha chiarito un concetto chiave: "I giornalisti non vogliono e non cercano nemici. Gli unici nemici sono quelli che attentano alla libertà. Non c'è nessuna vendetta mediatica: i giornalisti non sono mai stati indicati come farabutti e delinquenti. No, non ci stiamo". Ovvio il riferimento al premier.

"Via il ddl Alfano e le cause" Il presidente del Consiglio "ritiri il ddl Alfano sulle intercettazioni" e "le cause intentate contro i giornalisti": sono le richieste con cui Siddi ha chiuso il suo intervento alla manifestazione. "Al presidente del Consiglio chiediamo anche di cessare la campagna di accuse contro i giornalisti, di smetterla di additarci come farabutti e di dire finalmente la verità. Chiediamo all’onorevole Berlusconi e a tutti i politici che hanno intentato azioni legali contro i giornalisti - ha insistito Siddi - di ritirare le cause". 

Critiche di Iacopino (Ordine dei giornalisti) "Mi spiace non aver potuto partecipare all’iniziativa della Fnsi sulla libertà di stampa. Ho semplicemente sbagliato piazza e mi sono ritrovato in una manifestazione del Pd, di Rifondazione Comunista con la partecipazione di Cgil e di tanti esponenti dello spettacolo", ha dichiarato il segretario del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino. "C’era anche il sosia dell’onorevole Antonio Di Pietro, perché non poteva certo essere il leader dell’Italia dei valori, primatista tra i politici delle cause contro i giornalisti", ha concluso Iacopino. 

Franceschini, Di Pietro e D'Alema Il segretario del Pd non perde occasione per attaccare Berlusconi: "Dà fastidio - dice Franceschini -che tantissima gente di diversi orientamenti politici venga a manifestare per la libertà d’informazione". Sulla stessa lunghezza d'onda Antonio Di Pietro: "Vogliamo riaffermare il diritto all’informazione, fondamentale per la democrazia, che oggi è minacciata. Parlamento e governo fanno sempre più leggi per pochi e per furbi mentre molti stanno male". "È sempre di cattivo gusto - attacca Massimo D'Alema - insultare i cittadini soprattutto quando si mobilitano così numerosi. Berlusconi  insulta tutti, insulta i magistrati, l’opposizione, i cittadini. Forse sarebbe meglio che si calmasse un po'".

Epifani In piazza sono tante le bandiere della Cgil. "Si parlava di un Paese rassegnato e seduto - ammonisce Guglielmo Epifani -. Questa è una grande prova di vitalità democratica con la presenza di tanti cittadini, al di là della presenza dei partiti, e anche tanti giovani". Una bordata di fischi è partita da piazza del Popolo quando il segretario della Fnsi ha citato gli assenti alla manifestazione in difesa della libertà di informazione, tra cui i sindacati Cisl e Uil. 

Saviano: verità e potere "Quello che sta accadendo dimostra una vecchia verità, e cioè che verità e potere non coincidono mai": con queste parole Roberto Saviano ha concluso il suo applauditissimo intervento. "La libertà di stampa che vogliamo difendere - ha sottolineato l’autore di Gomorra - è la serenità di lavorare, la possibilità di raccontare senza doversi aspettare ritorsioni". Un’emergenza particolarmente sentita in Italia, "che è il secondo paese dopo la Colombia per il numero di persone che si trovano sotto protezione. Raccontare in certe parti d’Italia, soprattutto al sud, è complicatissimo - ha detto ancora lo scrittore - e costringe a dover difendere la propria vita". Tra i nemici principali del dovere di raccontare, ha sottolineato Saviano, "c’è l’indifferenza, che isola chi prova a descrivere la realtà. Ecco perchè siamo qui, per dire che ogni paese ha bisogno della massima libertà di espressione".

Don Sciortino "È diabolico dire che una manifestazione per difendere la libertà di stampa è una farsa". Lo dice il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, in un messaggio inviato agli organizzatori della manifestazione. "Quando un governo o un ministro si scagliano contro un giornale con querele milionarie, come è successo anche a noi - ha scritto ancora don Sciortino - c’è qualcosa che non va. E se qualcuno suona il campanello di allarme, non è un farabutto ma fa semplicemente il suo dovere".

Brunetta: trasparenza nei giornali "La manifestazione per la libertà di stampa di oggi a Roma mi sta bene, ma i giornali, allora, dovrebbero essere più trasparenti. Le notizie, come i prodotti per i quali tutti vogliamo più trasparenza e autenticità, dovrebbero garantire la loro tracciabilità, cioè mostrare la loro origine e natura«. Lo ha detto il ministro Renato Brunetta. 

Cicchitto "Coloro che hanno manifestato oggi - commenta il capogruppo del Pdl alla camera, Fabrizio Cicchitto - lo hanno fatto non per la libertà di stampa, ma per una stampa e una televisione da loro ferreamente controllate senza possibilità di contraddittorio. Del resto, quando hanno potuto, i direttori generali, i membri del Cda, i comitati di redazione, l’Usigrai hanno realizzato le vere liste di proscrizione contro chi la pensava diversamente dalla sinistra".

Gasparri: rottura Pd-Idv "L’unico e vero risultato di un’inutile manifestazione sulla libertà di informazione è la rottura definitiva e totale tra Idv e Pd", ammonisce il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. "Pensavano che con qualche guitto di sinistra, pochi giornalisti-giullari ed i soliti pensionati della Cgil avrebbero impressionato l’opinione pubblica. Ed invece sono riusciti solo a dare pessima prova di sé, dimostrando quanto siano divisi e confermando la pretestuosità e l’inutilità della manifestazione. Ma la gente sa bene che l’informazione in Italia non corre alcun pericolo".

Moretti: sinistra ha sbagliato tutto Lontano dal palco e in mezzo alle persone in piazza del Popolo anche il regista Nanni Moretti. La sua è una dura autocritica: "In questi ultimi 15 anni nei confronti del fenomeno Berlusconi, che è stato da loro sottovalutato, credo che la sinistra e il centro sinistra abbiano sbagliato tutto".

Pannella prende le distanze Da decenni si batte contro il bavaglio dell'informazione. Questa volta, però, ha preferito tenersi da parte. La sua è un'assenza molto significativa. Il leader storico dei Radicali, Marco Pannella la spiega così: "È un vecchia storia questa. Si replica di nuovo oggi . Quelli che parlano di bavaglio alla libertà di stampa oggi, sono gli stessi contro i quali per decenni, in questi 40 anni, mi sono battuto e ho dovuto lottare perché togliessero il bavaglio alla libertà di stampa".