Giornata amara per Albaro che perde i dolci della Star

La notizia lascerà un intero quartiere a bocca aperta (ma forse sarebbe meglio dire a bocca chiusa): oggi è l'ultimo giorno della «Star». Quarantatrè anni dopo la sua apertura, la rinomata pasticceria di viale Cambiaso ad Albaro chiude, lasciandosi dietro una lunga scia di rimpianti. Gli orfani della Millesfoglie e della Torta della nonna dovranno farsene una ragione. I fans del Panbrioche, pure. Voci e rumor che da tempo si rincorrevano sul possibile addio del bar - pasticceria, hanno trovato puntuale conferma. «Ci dispiace molto per i nostri clienti - confessano le due titolari - ma dopo tanti anni di lavoro e di sacrifici, senza contare su nessun aiuto, oggi siamo stanchissime». Ma c'è dell'altro: costi e spese non erano più sostenibili: «Il contratto d'affitto è scaduto. Per rinnovarlo il proprietario ci ha chiesto quasi il doppio. A queste condizioni per noi è impossibile andare avanti».
Renata Assandri e la figlia Paola - le due signore della Star da 43 anni - non lasciano spazio a ripensamenti, sebbene la decisione di sospendere l'attività sia costata tantissimo a entrambe. «Perché non è facile mettersi alle spalle un lavoro che ha segnato la tua vita per così tanto tempo. Un lavoro che mia figlia ed io ci siamo cucite addosso un po' alla volta, soprattutto dopo che nell'83 è mancato mio marito», racconta la signora Assandri che insieme a lui, diciotto anni prima, aveva rilevato dalla famiglia Garino il locale. La figlia Paola tutto avrebbe pensato allora, tranne di seguire un giorno le orme paterne. «Mi capitava di aiutare i miei genitori in laboratorio, ma in realtà avevo altri progetti per il futuro, come quello d'iscrivermi alla Facoltà di Scienze Politiche». Nell'83 purtroppo la storia ha preso un'altra piega «e nel giro di tre giorni ho rinunciato all'università per dare una mano alla mamma», rivela Paola.
La leggenda vuole che il delizioso profumo dei krapften salisse fino a Villa Cambiaso - sede di Ingegneria - contribuendo a raddolcire i professori più burberi. Frotte di studenti universitari per molti anni si sono rifocillati alla Star, sebbene la posizione della pasticceria, ubicata in fondo a una stradina poco conosciuta, non fosse molto felice. «Nessuno capita qui per sbaglio», dicono con malcelato orgoglio le due titolari. Certo non sono passati per caso in tutti questi anni i vari politici (Rosario Monteleone), giornalisti (Emanuele Dotto della Rai) e cantautori (Gino Paoli) habituée della Star. Piccole gratificazioni per una vita di grandi sacrifici: alzarsi ogni mattina alle cinque, entrare in laboratorio alle sei per poter aprire la pasticceria un'ora dopo. «E la mattina di Natale sempre aperti per fare il Pandolce. In venticinque anni di attività non sono mai riuscita una sola volta ad andare alla messa di mezzanotte», ammette Paola.
Forse c'è un modo per scacciare la tristezza di un addio. Le due signore della Star lo hanno trovato: donare una parte delle proprie attrezzature (planetaria per montare la panna, raffinatrice con cui si sfoglia il cioccolato, impastatrici varie) all'associazione onlus «L'uliveto», di cui è responsabile don Vincenzo, parrocco di San Giuseppe a Nervi. Il don vorrebbe creare una scuola-laboratorio per ragazzi «difficili» ai quali insegnare l'arte della pasticceria.
Nel segno della Star.