La giornata al cardiopalma di Tremonti: incassa l’ok dell’Europa e corre a Roma

RomaHa tre spine nel fianco, Giulio Tremonti: Milanese, Alfano e Bossi. La prima, quella del suo ex braccio destro cui aveva affidato i rapporti con la Finanza, è senza dubbio la più tagliente. Il suo uomo, ora indagato per corruzione, potrebbe dargli ulteriori grattacapi nell’inchiesta della procura di Napoli. Sulla testa di Milanese pende già la richiesta di custodia cautelare in carcere su cui dovrà esprimersi la giunta della Camera. Quando? Le carte sono arrivate ai primi di luglio e il termine dei trenta giorni per evadere le pratiche fa sì che la questione possa venir trattata dopo le vacanze estive. In ogni caso la vicenda getta ombre anche sul superministro dell’Economia e c’è chi mormora che quest’ultimo, preoccupato, abbia valutato persino l’ipotesi di un passo indietro. Dimissioni da presentare non certo adesso, in un periodo di bufera sui mercati e con una manovra da approvare con la fretta di Speedy Gonzales. Premura palpabile pure ieri visto che Tremonti ha abbandonato in anticipo la riunione dell’Eurogruppo di Bruxelles con poche parole ma chiare: «Sto andando a Roma per chiudere il bilancio dell’Italia». Illustrata a grandi linee la manovra all’Ecofin e incassato l’ok dell’Europa, il ministro s’è catapultato al ministero per concordare i ritocchi alla sua finanziaria. C’è già l’accordo di massima: pochi emendamenti e via libera del Parlamento entro fine settimana per scongiurare altri attacchi speculativi. A questo proposito, ieri a Palazzo Madama, Tremonti ha incontrato gli esponenti sia della maggioranza sia delle opposizioni. Oggi, invece, sarà la volta degli enti locali: sul tavolo la questione del patto di stabilità interno e il fondo di riequilibrio del federalismo fiscale.
La seconda spina riguarda Alfano che impersonifica l’intero Pdl. Tremonti sa di non essere amato sia per il suo metodo (ha sempre deciso senza consultare nessuno) sia per il merito (nelle sue manovre ha puntato molto sul rigore ma poco sullo sviluppo). La sintesi la fa bene un deputato pidiellino: «Tremonti? Oggi ci fa perdere consensi in Italia ma ci fa guadagnare credibilità in Europa. Meglio che resti al suo posto». La stima di cui gode nelle euroburocrazie è fuori discussione ed è riconosciuta da tutti. Il ministro lo sa ed è forse il suo unico punto di forza in un momento in cui le sue quotazioni sono al ribasso. Che sia isolato lo dimostra anche un falco finiano che, parlando del governo Berlusconi col solito dente avvelenato, giura: «Cadrà prima della legislatura ma questa volta al suo posto ce ne sarà uno solo: Monti, non più Tre... monti». Una battuta al curaro che però fornisce la prova che il credito assegnato al ministro dell’Economia stia scemando.
La terza spina si chiama Bossi (foto Lapresse), ossia la Lega. Il Carroccio pare aver scaricato da un po’ quello che un tempo era il suo uomo più prezioso all’interno del governo. «Con questa manovra non rivinceremo mai le elezioni», riflette sconsolato un onorevole vicino al Senatùr. Tuttavia anche i leghisti cercano di piegare il ministro il più possibile. I temi su cui hanno battuto e batteranno i pugni sul tavolo sono noti: patto di stabilità più flessibile per gli enti locali virtuosi, prendendo in considerazione tutte le voci che compongono i bilanci di Comuni, Province e Regioni; modifiche a sostegno dei lavoratori in pensione, sforbiciando però le pensioni d’oro. Richieste accolte come del resto le modifiche proposte dalle opposizioni. Tanto che a fine giornata era un coro di positività: «L’incontro? È andato bene», hanno commentato tutti, dalla Finocchiaro a Gasparri, passando per Bricolo. Insomma, Tremonti è indebolito in Italia ma resta forte in Europa. E in questo momento nessuno può permettersi di non stringersi attorno a lui. E il ministro lo sa bene.