La giornata degli addii, Giuliani ed Edwards abbandonano la gara

L’ex sindaco di New York appoggerà McCain: "Serve un eroe alla Casa Bianca". Pronto a correre il "paladino" Nader

È finito Ko al primo round, quello su cui Rudolph Giuliani aveva puntato tutto. In Florida doveva stravincere e invece è arrivato solo terzo, con il 15% dei voti. Un'inezia. Martedì sera ha salutato gli elettori con un discorso malinconico, che a molti è sembrato d'addio. L'annuncio formale è arrivato in serata anticipato dai collaboratori: così l’ex sindaco di New York ha abbandonato la corsa per la nomination repubblicana.
E, a sorpresa, lascia anche John Edwards, il candidato dell'ala sinistra del partito democratico, che già quattro anni fa riuscì a dare qualche grattacapo a John Kerry, che finì per sceglierlo come vice. Quest'anno ci ha riprovato, convinto di farcela e, soprattutto, di piacere: è un bell'uomo, comunicativo, vincente. Ha fama di Robin Hood dei tribunali, l'avvocato che combatte i ricchi per dare ai poveri. Non proprio coerente, però: in Senato nei momenti cruciali, ad esempio sulla guerra in Irak, si è schierato con l'establishment. E il suo slancio nei confronti dei diseredati è risultato non del tutto disinteressato, perché a forza di cause è diventato miliardario e vive in una villa da sogno. Insomma, a uno così, tra l'altro con un programma massimalista, il partito non avrebbe mai dato l'investitura. Ma fino a pochi giorni fa era scontato che arrivasse fino alla convention di fine agosto a Denver, nella speranza di proporsi come arbitro tra Hillary e Obama in caso di pareggio tra i due.
E invece Edwards ha deciso di rinunciare. Colpa, come per Giuliani, della Florida. E dire che il voto in questo Stato era considerato ininfluente, senza attribuzione di delegati, perlomeno tra i democratici. E infatti nessuno dei candidati ha fatto campagna. Ma la partecipazione è stata altissima e il verdetto inequivocabile: Hillary prima con il 49%, Barack secondo con il 33, John terzo con il 14%, equivalente a un pugno nello stomaco. Edwards ha preso coscienza di non essere amato. Al mattino è salito su un aereo diretto a New Orleans, la città dove era iniziata la campagna elettorale, e ha annunciato l'addio; ma si è rifiutato di appoggiare uno dei due candidati rimasti. Sebbene nelle scorse settimane abbia simpatizzato con Obama, Edwards ha deciso di restare alla finestra.
A sorpresa il difensore dei consumatori Ralph Nader ha annunciato di valutare una candidatura. Giuliani invece ha già deciso: sosterrà John McCain, che ha vinto le primarie in Florida con il 36%, battendo Mitt Romney, fermo al 31%: «L’America ha bisogno di un eroe alla Casa Bianca», ha detto Giuliani. In teoria Mike Huckabee resta in corsa, come il candidato libertario Ron Paul, che può dare qualche dispiacere ai favoriti; ma ormai è chiaro che la corsa è a due e che McCain è il grande favorito, rafforzato dai sondaggi nazionali, secondo cui batterebbe di otto punti la Clinton, e di sei Obama. L'eroe della guerra del Vietnam piace molto agli elettori indipendenti che, come sempre, il 4 novembre saranno decisivi e piace anche all'ala destra dei democratici, che non ama l'ex first-lady e non ha fiducia nel senatore afroamericano. La primaria di martedì ha dimostrato che McCain ora convince anche la base repubblicana. Lo hanno premiato gli ispanici, i militari e, in genere, gli elettori preoccupati dalla situazione economica, nonostante Romney sia considerato più competente di lui. Ha persuaso Charlie Crist, popolarissimo governatore dello Stato, a schierarsi con lui. E ora si prepara alla sfida del supermartedì.
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