Per la «Giornata della Lentezza» leggete Basho. Ma senza fretta

Fervono in tutto il mondo i preparativi per la «Giornata della lentezza». Non è una battuta, fervono sul serio. Fervono al punto che per testimonial, a Milano, hanno scelto l’elettrico Vittorio Sgarbi (il che vuol dire che quando si istituirà la «Giornata della velocità» chiameranno, a vivacizzarla, il soporifero Gigi Marzullo). Pare che il prossimo 25 febbraio una pattuglia di ghisa ufficiosi eleverà multe a chi andrà troppo di fretta, e multa doppia a quelli che sgambetteranno telefonando con il cellulare. Insomma, converrà starsene tappati in casa o in ufficio, onde evitare frettolosi litigi con questi savonarola del movimento armati di «comandalenti» (originalissimi!) con cui volantineranno nelle vie del centro. Pare anche che a New York, la città notoriamente meno lenta dell’universo, la «Giornata» si trasformerà in un «Festival» di tre giorni: 25-26-27.
Dunque, se starete in ufficio, lavorate (e non più lentamente del solito). Ma se starete a casa, procuratevi per tempo un libercolo che è una piccola bibbia della lentezza. Quella vera, al naturale, non quella preconfezionata e a lunga scadenza. Si chiama Elogio della quiete (editore SE, pagg. 88, euro 12, tradotto e curato da Lydia Origlia). L’autore di queste brevi prose è Matsuo Munefusa, universalmente noto con il soprannome che gli diedero i suoi allievi: Basho, cioè Banano, perché il Maestro aveva un banano, vicino alla sua povera dimora, che amava come un figlio.
Nato nel 1644 a Ueno, in Giappone, il poeta morì nel ’94. Il poeta, sì, perché la sua specialità non erano le prose, bensì gli haiku, quegli ermetici ma efficacissimi componimenti di tre versi per complessive 17 sillabe di gusto tipicamente orientale. Finissimi. E lentissimi, cioè talmente brevi che, leggendoli, non puoi non dilatarli tu, con la mente, mettendoci dentro tutte le sensazioni che evocano. Elogio della quiete è il titolo di una di queste prose inframmezzate, per l’appunto, da haiku. Gran camminatore, Basho vi narra i suoi viaggi in un Giappone incantato e incantevole, fra stagni, isolette, villaggi sperduti, tempietti. Se rinascesse a Milano il 25 prossimo venturo, i ghisa della lentezza certamente lo multerebbero. E forse lui scriverebbe un haiku di questo tipo: «Cammino piano/ e questi signorini/ non capiscono».