Una giornata di lutto stringendo le mani di chi non ha più nulla

nostro inviato all’Aquila

Diciamo la verità: era una giornata magnifica per mettersi un po’ in mostra e ricevere le scappellate degli italiani. Quelle reali, dei presenti alla cerimonia, presidente e premier in testa; e quelle virtuali, delle moltitudini che seguivano commosse da casa e dall’estero il Gran Funerale e di nuovo han dovuto ammettere che, com’è come non è, noi italiani abbiamo una marcia in più, quando ci mettiamo.
Era una giornata magnifica, per i soccorritori di ogni ordine e grado che non si sono risparmiati, fin qui, per dare una sepoltura decente ai poveri morti e non si risparmiano per rendere più lievi queste atroci giornate ai sopravvissuti. Un po’ di visibilità, in questa società in cui se non appari non esisti, non si nega a nessuno.
Pure, la maggior parte di essi - quelli che per motivi diciamo così istituzionali non sono stati comandati alla gran cerimonia - hanno preferito restare al loro posto, a sfangare la giornata come al solito. Tutti, più o meno, mi han detto questo. Che un funerale, per quanto di Stato, con presidenti ministri e inviati speciali del Papa, e folla di telecamere e giornalisti è pur sempre una faccenda privata, che riguarda i familiari di chi non c’è più. E che insomma, il privilegio vero di chi nella vita ha scelto una volta per tutte di dirsi volontario, è quello di mettersi al servizio del prossimo che è nei guai.
Alla stazione, per esempio. Così in alto è volata la storia che abbiamo raccontato ieri, dei tre treni-cuccetta trasformati in Grand Hotel per oltre 800 persone, compresi i frati cappuccini del convento di Santa Chiara, che perfino lo stormo di piccioni che stazionava dalle parti del Duomo, vista la desolazione del centro e l’incomprensibile assenza delle solite vecchine dispensatrici di briciole e mangime vi si è trasferito in blocco. Che soddisfazione sulle facce dei Carabinieri in congedo, nelle loro tute fiammanti rosse e blu che stazionano all’ingresso del campo d’accoglienza. E accolgono, e smistano, e sorvegliano, con una gentilezza e un garbo che sembrano datati 1900. E come je danno, i 25 specialisti del Decoro Urbano spediti dal sindaco di Roma Alemanno, per rendere decorosa l’area in cui sono atterrati i tre convogli di Trenitalia.
Mirko Giannotta, 35 anni, è il capo dei 25 specialisti del Decoro romano. Giannotta si è portato appresso un meccanico, un gruista, un gommista, un elettricista e un saldatore. Perché la regola di questi nuclei aggregati alla Protezione civile è che bisogna rendersi autonomi. «Perché mica se può annà su una scena de teremoto - dice Giannotta - e rompe li c... agli altri perché te manca questo e quello». Bè, bisogna vedere la lena che ci mettono, questi ghostbusters de noantri. In un giorno hanno fatto piazza pulita dei rifiuti, decespugliato, bonificato, fatto polpette di germi insetti e parassiti, nebulizzato, disinfettato i treni e i binari. E ora che l’«albergo» è pronto, è a loro che spetta il compito della manutenzione quotidiana. «Perché pulire non basta - è la filosofia di questo ragazzone romano -. Si tratta di dare anche un senso di accoglienza, di calore alle persone che hanno avuto in assegnazione una cuccetta. Ecco, noi gli profumiamo anche l’ambiente».
A cambiare le lenzuola alle cuccette, e dare una mano ai vecchi che dondolano sulle loro grucce, e tenerli su di giri pensa una laureata in economia. Si chiama Stephanie D’Alfonso, ha 29 anni, e viene da Scafa, provincia di Pescara. Con lei ci sono Paola Barbarossa, 23 anni, operaia, Sara Sansovini, 18 anni, liceo scientifico, Valentina Di Stefano, 25, laureanda in farmacia. Sono di Legambiente, dicono le loro belle pettorine gialle. Sono arrivate giovedì. «C’era bisogno di qualcuno che pulisse i treni, che scaricasse l’acqua minerale, le lenzuola pulite e distribuisse il pranzo e la cena alla mensa del Dopolavoro. Ecco, questo è ciò che stiamo facendo». Ma come, anche oggi che c’era la gran Cerimonia? Almeno un salto, con le vostre pettorine, per far sapere che anche Legambiente... «Ma no, scherza? - sorride Stephanie -. Noi siamo venute con l’idea di dare una mano. Che aiuto avremmo dato al funerale?».
È la prima volta, in Italia, e forse anche nel mondo, che si è pensato di far ricorso ai treni-cuccetta utilizzandoli come alberghi semoventi. L’idea è venuta a quelli delle Ferrovie dello Stato, che si sono riscattati con questo colpo d’ala da mortificanti decenni di fischi e pernacchie incassati in silenzio.
Paolo Borghini, 57 anni, e il suo collega Ernesto Conti, funzionari delle Ferrovie, sono i responsabili dell’operazione Grand Hotel. «Il modello organizzativo - dice Conti - è proprio quello alberghiero. All’ingresso del campo c’è la tenda che funziona da reception. Arrivi, ti registri, ti danno un numero di cuccetta...». «L’idea era quella di mantenere uniti i gruppi familiari, ma in qualche caso - racconta il fiorentino Borghini - siamo andati oltre, ricreando sullo stesso vagone l'atmosfera di un condominio, mettendoci proprio la gente che stava nella stessa palazzina».
All’ingresso del campo, accanto alla tenda del dottor Carlo Fedele Marulli, venuto a dare una mano ai suoi colleghi che hanno gli studi scassati, e ora visita, ausculta, prescrive, incrociano i Carabinieri in congedo dell’Anc. Appena le Ferrovie hanno chiesto aiuto, loro sono scattati come un sol uomo. Sono in 27, vengono da Villastellone, provincia di Torino. Un po’ sono qui, un po’ negli altri due campi allestiti in città. Sapete come sono i carabinieri. La sicurezza, paradossalmente, è solo un aspetto marginale della loro specificità. Questi, per dire, non hanno neanche la pistola. È la simpatia, la fiducia che infondono, il loro aspetto da fratelli maggiori su cui si può contare che confortano, che danno la sensazione di stare al caldo, protetti da giganti buoni. Come dice il carabiniere Pancrazio Zìmbari, che è di Cellino San Marco, il paese di Al Bano: «C’è sempre una vecchietta che ha bisogno di un bacetto, di un abbraccio, di una barzelletta. Ecco, noi siamo qui anche per questo».
Bene, si è fatto tardi. Dalla mensa del dopolavoro arriva un profumino di penne al sugo. Le ragazze di Legambiente chiamano. Il Grand’Hotel «Ferrovia» si anima. Sembra di essere perfino un po’ in vacanza...